L'OMBRA Non cercatemi lontano, io sono li dentro da quando sono nato. l L'ombra mi cammina affianco, della mia materia ne fa il riassunto; lo stampo ed il racconto;
mi sta vicina dall' alba al tramonto. dell'essenzialita' tu sei la traccia, rapida e austera muta e silente te ne vai la sera.
Della luce tu sei la geometria non c'e' compasso che eguaglia la tua maestria.
Sintetica, fedele, economica e muta di parole ti allunghi e ti accorci si come splende il sole. L'angolo di coincidenza é sempre esatto della mia persona sei lo specchio decantato. Non cercatemi lontano,io sono li dentro da quando sono nato GABRI.
domenica 18 settembre 2016
domenica 24 gennaio 2016
VOLEVO UN MASCHIO
VOLEVO UN MASCHIO
Io lo osservavo di nascosto, lui
che piallava, con mano esperta ,tavole di legno in falegnameria. Mi piaceva
quel profumo di taglio fresco e i
trucioli che cascavano lentamente sul pavimento. Sembravano riccioli biondi. Se
mi avesse scoperto li nascosta dietro un trave, mi avrebbe squadrato con
disgusto, uno sguardo che mi riservava spesso: aggrottava la fronte e storceva
il labbro inferiore, e senza proferire parole, mi annientava nella persona e
nell’animo. Io allora scappavo a nascondermi. Se avessi osato dire
qualcosa,forse mi avrebbe riempito di botte.
Ma non l’aveva mai fatto, sebbene l’avrei preferito a quello sguardo che
mi fulminava e a quel sorriso bieco sotto i baffi a spazzola.
Era inspiegabile per me, bambina,
quella reazione così sproporzionata rispetto all’entità inesistente della mia colpa.
Ma finii per accettarlo come naturale rapporto tra padre e figlio. Poco sapevo di come
scorreva la vita tra le pareti delle altre case, a parte qualche sospetto che
mi assaliva di tanto in tanto. Il mio mondo domestico era un fortilizio a
regime di carcere, e lo percepivo come un sapore d’agrume sia pure
inconsapevole. Il giorno in corso era identico a quello appena passato, stesso
ritmo stesse paure Io, topolino, ero persino diventato astuto a scansare ogni
incontro col ‘gatto‑ padrone: per questo avevo studiato nascondigli dove scomparire quando
lui compariva, e lì consumare quell’insopportabile inerzia misurata in giorni,
ore settimane sempre uguali.
Un isola nell’isola, mai ospiti,
mai visitatori: ogni giorno ucciso da uno spietato niente di nuovo. Una
distrazione io però l’avevo trovata. Non esiste libertà che la necessità non
sappia inventarsi per fuggire dal ‘nulla’ e uscirsene con un pretesto e
andarsene lontano come chi non sa dove
andare ,è come un salvagente che ti consente di non annegare : Era una finestra da sempre sigillata di uno
sgabuzzino,sbaganaio di roba vecchia da sempre ignorato. Al di la di quel vetro, c’era un piccolo cortile sgocciolatoio di acqua
piovana ,e sorpresa ! una forma di vita: due gatti ! Non floridi di aspetto ma
pur sempre uno scorcio di esistenza
rubato,un infrazione alla regola del ‘nulla’.
Riportato il vetro alla sua
naturale trasparenza ,io non mi stancavo
di guardarli con la voluttà quasi ossessiva
di sfiorarli con una carezza sul dorso scarnito. Era il mio cinema
privatissimo,un evasione al ‘nulla’. Loro bighellonavano pigramente o
scomparivano dietro una catasta di legname poggiato li in attesa del loro turno
in falegnameria. Intanto studiavo un sistema per prodigarli di cibo..Un idea
già ce l’avevo in mente: l’ultimo
vetrino in alto sulla finestra , come raggiungerlo era in fase di elaborazione. Tutto andava fatto con circospezione, un
errore mi sarebbe costato un castigo, se poi il delitto era flagrante, non
osavo pensare alle conseguenze, alla punizione per darmi una lezione che fosse
peggiore del peggio. Al momento i due gatti godevano della mia totale amicizia.
E venne il tempo della scuola dell’obbligo. La
pratica dell’iscrizione venne eseguita come un evento che non riguardasse la
mia persona. Mi ritrovai ‘scolara’ secondo le leggi vigenti senza esserne
coinvolta, come un oggetto inanimato, come un mobile da spostare da un interno
a un esterno…
L’ anziana domestica mi prese per
mano e mi spostò da casa all’immenso piazzale
prospiciente la scuola,in mezzo a una folla di bambini, anche loro
accompagnati da qualcuno, con sotto il cappottino il grembiulino bianco e il fiocco rosa o blu : un panorama
nuovo nuovo . Fu come uscire da una stanza buia e vuota e scoprire che il mondo era li dietro la porta, a due
passi ,da sempre. ..e a mia insaputa. Ed era un mondo animato di bambini e
bambine come me, salvo che loro erano allegri e chiassosi. Io , lasciata sola nel grande piazzale, restavo immobile, incapace
di realizzare quanto avevo di fronte. Un
signore poco distante, in camice blu con una specie di tromba che portava alla
bocca,dava disposizione ai maestri per la formazione delle classi e pronunciava
a gran voce, di volta in volta, il nome e cognome dei bambini che il genitore poi accompagnava nell’area
stabilita. Io trepidante aspettavo il mio turno di chiamata . Anch’io,
a momenti, sarei diventata ‘ qualcuno ‘ con nome e cognome. Perciò ero
attentissima ,ero tutta e solo orecchie. e quando udii il mio nome echeggiare nell’aria fu come un
riconoscimento, coram populo , che io
c’ero, esistevo. Quasi incredula
,ebbi un sillabario ,pennino,quaderno e
calamaio. Tutto l’occorrente di ‘’ scolara’’ Inaudito ! ero diventata qualcuno o qualcosa,
non capivo ancora bene…
a – i –e –o –u erano le vocali ,
1 – 2‑ 3‑ 4 ‑5 erano i numeri. Fu
la prima scoperta , l’alfabeto, le parole I pensierini….un mondo
sconosciuto. Le nuvole avevano un nome,
una cosa sola era singolare, più cose Erano
plurali, il giorno si divide in mattina ,sera, notte e sono fasi diverse. Le
ore sono 24 ,i mesi 12 e altro ancora. Era questo essere ‘’ scolari ‘’,
apprendere tutte queste nozioni che, candidamente ignoravo . E’
stato come se all’improvviso, il lume a candela venisse sostituito dall’elettricità.
Tutto fu subito luce, un Inondazione di luce, e , ne fui ipnotizzata ! Pensai
allora che, sei anni vissuti nell’oscurità fosse stato il prezzo da pagare per
scoprire tutto questo. Ero serena e appagata,finalmente, e soprattutto
curiosa,e non mi nascondevo più. I
grugniti e le occhiate di mio padre non avevano più efficacia, ne’ mi
impaurivano più. Avevo altro di cui occuparmi:
il quadernetto a quadretti ,la magica
penna che traduceva,all’istante,i miei pensieri in parole. Di tutto ciò,cominciò
ad avvedersene anche lui e calcolò il
cambiamento come perdita di autorità.
Smise i suoi biechi sguardi
intimidatori e li trasformò in ‘indifferenza’. Ma risultò una guerra persa.
Il Padre‑padrone fu
detronizzato da uno scricciolo di
ragazzina che aveva preso coscienza di essere persona pensante. L’autorità
vacillava e forse gli apparivano i primi segnali della sua inadeguatezza .
Lui non sapeva niente delle
vocali ne’ delle consonanti, ne’ del singolare ne’ del plurale e quando percepì
queste lacune per lui fu una sconfitta, per me una rivalsa condita di pietà. La mattina la trascorrevo a scuola, il rientro
e il pranzo,momento di incontro, era veloce
e silenzioso. Qualche momento,
con le dovute precauzioni,era per i due gatti del cortile segreto che con fusa e
miagolii mi festeggiavano. Ora erano ben nutriti e vivaci e li avevo chiamati
Alfa e Beta.
Le lodi della mia maestra,qualora
incontrava per strada mio padre, lo lasciavano perplesso. Non si aspettava
questa faccia della medaglia e taceva per non perdere la reputazione di padre.
Conclusi i miei cinque anni di
scuola elementare con buon profitto e una pagella esemplare e, la legge fu ancora
dalla mia parte nella prosecuzione della scuola dell’obbligo. Ma c’era tutta
l’estate da vivere a stretto contatto, e fu dura : mai un giorno al mare mai un
amichetta da portare a casa, mi restavano i miei due gatti segreti, Alfa e Beta
a stemperare la solitudine e la tensione.
La maestra, che aveva subdorato
l’alchimia della mentalità del mio genitore, veniva spesso a farci visita, e
non per pura cortesia. La verità è che lo teneva d’occhio. Scopo preciso era di
agevolarlo nella pratica della mia iscrizione alla scuola media che era
imminente e , rammentargli che, evadere a questo compimento,era un reato punito
dalla legge in caso di insolvenza. Lei aveva visto lontano…
La cara maestra aveva un debole
per me e aveva presente i miei temini che la sbalordivano per l’esattezza con
cui esprimevo i miei pensieri. Avevo stoffa ,diceva esagerando, a mio padre che
ascoltava furibondo.
Lui si sentiva incastrato !
Dunque passai alle scuole medie.
La conoscenza, il latino,la storia furono il proseguo della mia formazione e,
il consenso dei miei professori sbilanciarono sempre più mio padre che in
qualche modo era sempre incline a ritenermi una ‘’nullità’’ La verità vera , la
prova provata di questa acredine (lo capii più avanti ) non era ,in fondo
diretta a me ma si estendeva a tutto il genere femminile e si traduceva così : Lui
voleva un figlio maschio: io ero il maschio mancato ! Tenebre maschili ! La mia preparazione scolastica, e gli ottimi
voti, non valsero, o per orgoglio o per ostinazione, a dissuaderlo della mia
inutilità. Lui perseverò a combattere la sua battaglia contro i mulini a vento,
ed io continuai ad essere ‘nessuno’, ignaro che nel racconto di Omero, paradossalmente. Nessuno aveva sconfitto il
mostro che voleva divorarlo.
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lunedì 2 novembre 2015
venerdì 14 agosto 2015
JULYSTAR
Con agilità
saliamo a bordo della barchetta che ha passato il convento e andiamo.
Il
conducente è di poche parole e anche incomprensibili ma i gesti sono eloquenti
e a noi basta. Il silenzio è rotto solo dallo ‘splash’ dei remi che fendono l'acqua con movimento sincrono e
lento…
L’oggetto da
raggiungere sembrava ancora lontano, e man mano che si riduceva la distanza, ci
appariva nelle sue dimensioni reali: un moncone di nave gigantesco. Giunti
quasi a sfiorarla, il nostro marinaio ripiega verso lo squarcio.
L’altra metà
della nave era stata acquisita dalla compagnia navale ‘’Onorato’’e trascinata
via altrove . Il nostromo ,avaro di parole, sa però il fatto suo e dopo la
terrificante prospettiva frontale del disastro, dirige il natante verso la
fiancata del bestione, splash
splash ,imperturbabile.
Lui non ama
socializzare e noi siamo all’oscuro del programma della visita,siamo assai
perplessi e ci domandiamo…ma la risposta è presto lì davanti ai nostri occhi: Una
biscaglina.
La prima
immagine che mi venne in mente fu la stazza del palazzo di mio padre a
Cagliari, perché aveva gli oblò secondo l’architettura dell’epoca.
Lo sgomento
è totale. Nella parete altissima della murata penzolava la biscaglina,unico
mezzo per guadagnarci la cima. Fu il panico ma non avevo altra scelta,troppo
casino avevo fatto per ottenere il permesso di visitare questo relitto di nave,
così obsoleto, al largo del mare del mio paese natio. Certo non mi aspettavo un
ascensore! Ma una scaletta di spago fissata ai limiti del cielo, questo no,non
me l’aspettavo!
Quella
scalata, piede dopo piede, faccia faccia con la parete, piolo dopo piolo, mi è
rimasta scolpita nella memoria. ‘’ Come potrò dire a mia madre che ho
paura?’’
E’ Fabrizio De
Andrè che canta nell’altra stanza mentre ripenso a quei momenti.
Guardo giù e
la barchetta è un puntino, la parete invece è incommensurabile e minacciosa,e siamo solo a metà strada.
E’ il prezzo della paura, continua De Andrè.
Mi viene di
chiedere aiuto a un mio amico immaginario riprendendo un discorso mille volte
sospeso…
Marcondirondirondero,se
arriverò lassù farò una gran festa Marcodironderondà .
Continua la
ballata che riecheggia dalla stanza accanto.
Sono
all’ultimo piolo,con un colpo di reni disperato, trasferisco una gamba sulla
nave e il mio piede poggia finalmente sulla terra ferma (si fa per dire), segue
tutto il resto anche se a rate, e …voilà sono a bordo ! sono tutta intera e sto
bene grazie a quel cielo che ora mi sembra di poter toccare con un dito.
Il secondo
tempo dell’avventura ci riserva tensioni differenti . Qui sopra c’è un silenzio
che spacca i timpani e l’aria insieme, un silenzio sinistro.
L’immobilità
regna sovrana e implacabile come in un incantesimo congelato dopo un uragano
improvviso. Con un senso di angoscia visitammo alcune cabine: letti scomposti,
scarpe, indumenti,fotografie, berretti tutti sparsi ovunque. Io raccolsi un
oggetto per ricordo che, ancora conservo da qualche parte. Non ci tratteniamo a
lungo in questa visita, non ci parve giusto curiosare troppo in questo luogo
che il destino ha scelto per i suoi imponderabili misfatti. Tornammo all’aperto
a riprendere fiato e a ricomporre lo stato d’animo.
Il marinaio
era rimasto fuori,lo scorgemmo seduto sopra un rottame di ferro con lo sguardo
fisso nel vuoto, pareva non vederci. Ci ricondusse alla biscaglina che ormai non
ci incuteva più paura, facendoci capire che eravamo liberi di andar via
da soli con la barchetta . Lui rimaneva lì sul ponte,non spiegò i motivi della
sua decisione e il suo sguardo restava lontano. Tutto questo ci indusse a una
forma di rispetto e, salutandolo con un gesto della mano,riprendemmo la
biscaglina a ritroso.
Gabri
sabato 11 luglio 2015
SESSANTATRE TRENTANOVE VENEZIA
SESSANTATRE TRENTANOVE VENEZIA
Conobbi Renzo tramite gli annunci pubblicitari di un’agenzia immobiliare di Grosseto. Non che volessi acquistare una casa (questo non glielo dissi mai naturalmente) ma perché, visitare le case,per me è sempre stata una passione. E ad essere sinceri, Renzo è molto attraente, non fisicamente intendo ,ma come persona: semplice e piacevole. Con lui ho visitato le case più strane,da quelle rurali tipiche della Maremma a quelle con pretese di antichi manieri abbandonati e comunque affascinanti. L’ultima delle visite, prima di riprendere il treno per rientrare, non era eccezionale, però Renzo ha riconosciuto nel proprietario un vecchio compagno di scuola; entrambi nati a Venezia. Educatamente e divertita della ‘carrambata’ ho ascoltato le reminiscenze dei due che non si vedevano da quarant’anni, ma che avevano avuto un’adolescenza in comune. Renzo nel corso del dialogo ha affermato di avere 63 anni e stabiliscono che entrambi sono nati nel ’39 appunto.
Curioso, penso, questi due numeri così stranamente rovesciabili..
Io, religiosamente in disparte, rimugino su questa strana combinazione e non ritengo opportuno informarmi sul giorno e il mese,anche se ero tentata, magari erano anche gemelli! Finiti i salamelecchi,baci,abbracci e promesse di rivedersi, lasciamo la casa degli incontri casuali e Renzo mi accompagna alla stazione dove prenderò il treno per Roma. Come è mia abitudine ,una volta sul treno, pesco dalla borsa il libro di turno che mi estranea totalmente dalla moltitudine viaggiante.
Finalmente a casa preparo una cena frugale per due,c’era anche mia figlia Roberta, nel frattempo accendo la tv, sistema infallibile per catturare il sonno. Poi m’infilo a letto a dormire. Dimenticavo, era venerdì quel giorno.
Quasi sempre mi alzo alle sette o giù di lì ; ma quel mattino quasi meccanicamente mi sono vestita per uscire, non lo faccio quasi mai senza un motivo giustificato. Il più delle volte ciondolo tra un caffè e l’altro o i letti da disfare e ricomporre, insomma me la prendo con calma. Non so perché quella mattina mi son trovata per strada così presto. Ma si, mi dico tanto prima o poi qualche spesa la devo fare! Ma forse dentro di me una ragione c’era :Un istinto inconsapevole sapeva che avevo finito le sigarette! E’ probabilissimo anzi. Magari non fumo per tutto il giorno,ma devo sapere che a casa ci sono. Io non so spiegarmi perché qualche rotella del mio cervello funzioni così , ma sto al gioco e trovo che è meglio assecondarle se ne tiro un vantaggio.
Sono in istrada e svolto alla traversa consueta, lo sguardo è attratto subito dal pavimento del marciapiedi: c’è un’insolita pubblicità appiccicata sul selciato,è un adesivo con su l’immagine di una freccia color arancione ben visibile , dopo pochi passi ne segue un’altra,e un’altra ancora, sembra che vogliano suggerirti un percorso e guidarti non so dove. Chissà cosa devo acquistare mi chiedo comunque sono incuriosita e le seguo: svolta qui ,gira là ,ma ecco l’ultima, proprio sull’ingresso del tabaccaio! Beh, non mi resta che entrare! Dietro il banco c’è una signora dai modi gentili: Buon giorno! Buon giorno ! faccio eco . A fianco all’espositore delle sigarette c’ è un reparto con su scritto ‘ RICEVITORIA ‘ ‘ Lupus in fabula’,il mio pensiero corre a quei numeri che la sera prima mi avevano tanto incuriosito durante la ‘carrambata’ di Renzo e company. Va da se: mò me li gioco al lotto !
Non essendo molto pratica, chiedo alla signora dai modi gentili le istruzioni per l’uso.
Bene, 63 e 39 e sulla ruota di Venezia ,naturalmente! La signora sorride divertita e io mi domando che cosa ha carpito dalla mia faccia. Chissa! Le jeux son fe Sussurro amabilmente.
Correva dunque il sabato sera….Già , il sabato alle otto su Rai uno c’è Il ‘’lotto alle otto’’. Accendo la TV mentre sul fornello in cucina sfrigola un sughetto al pomodoro per la cena. Eccola, appare sul video la schermata dei numeri del lotto che avrò visto mille volte,senza prestargli il benché minimo interesse. Entra Roberta e mi osserva un po’ schifata per la scelta del programma, e cerca di appropriarsi del telecomando che ho in mano. Io mi ribello decisamente al tentativo di scippo,lei mi guarda preoccupata intanto Il tabellone scorre, ecco ,siamo alla ruota di Venezia : 63 annuncia l’addetta al sonoro.
Taci! Urlo rivolta a Roberta e lei prende il cellulare : chiamo il 118. Si , si c’è anche il 18 e l’88 replico io . Chiusura: 39 Eureka! Ci sono ,ci sono, ho vinto , abbiamo vinto!
Roberta è inebetita rinuncia al 118 perché pensa che il caso è disperato.
A questo punto tiro fuori la ricevuta della giocata che agito per aria come un trofeo.
La disambiguità è finalmente superata .Si è ristabilito l’ ordine e io non sono più pazza.
Entra una nuova fase , quella del conteggio della vincita .Oibò ,un ambo in ruota fissa non è una vincita da poco, ed è qui che subentra l’unanimità di vedute.
Altra fase: lettura sul retro della ricevuta le istruzioni per il calcolo; carta e penna.
Moltiplicazioni, divisioni ,logaritmi e quant’altro sia utile a scoprire l’entità del premio. I calcoli si aggirano sul mezzo milione di lire o giù di lì. La matematica di Roberta era sicuramente più fresca della mia, ma alla fine siamo planate entrambe sulla stessa cifra a dir poco ragguardevole né poi smentita al momento dell’incasso al botteghino
Questo è quanto è avvenuto il 7 settembre del 2002. Roma Gabri
Conobbi Renzo tramite gli annunci pubblicitari di un’agenzia immobiliare di Grosseto. Non che volessi acquistare una casa (questo non glielo dissi mai naturalmente) ma perché, visitare le case,per me è sempre stata una passione. E ad essere sinceri, Renzo è molto attraente, non fisicamente intendo ,ma come persona: semplice e piacevole. Con lui ho visitato le case più strane,da quelle rurali tipiche della Maremma a quelle con pretese di antichi manieri abbandonati e comunque affascinanti. L’ultima delle visite, prima di riprendere il treno per rientrare, non era eccezionale, però Renzo ha riconosciuto nel proprietario un vecchio compagno di scuola; entrambi nati a Venezia. Educatamente e divertita della ‘carrambata’ ho ascoltato le reminiscenze dei due che non si vedevano da quarant’anni, ma che avevano avuto un’adolescenza in comune. Renzo nel corso del dialogo ha affermato di avere 63 anni e stabiliscono che entrambi sono nati nel ’39 appunto.
Curioso, penso, questi due numeri così stranamente rovesciabili..
Io, religiosamente in disparte, rimugino su questa strana combinazione e non ritengo opportuno informarmi sul giorno e il mese,anche se ero tentata, magari erano anche gemelli! Finiti i salamelecchi,baci,abbracci e promesse di rivedersi, lasciamo la casa degli incontri casuali e Renzo mi accompagna alla stazione dove prenderò il treno per Roma. Come è mia abitudine ,una volta sul treno, pesco dalla borsa il libro di turno che mi estranea totalmente dalla moltitudine viaggiante.
Finalmente a casa preparo una cena frugale per due,c’era anche mia figlia Roberta, nel frattempo accendo la tv, sistema infallibile per catturare il sonno. Poi m’infilo a letto a dormire. Dimenticavo, era venerdì quel giorno.
Quasi sempre mi alzo alle sette o giù di lì ; ma quel mattino quasi meccanicamente mi sono vestita per uscire, non lo faccio quasi mai senza un motivo giustificato. Il più delle volte ciondolo tra un caffè e l’altro o i letti da disfare e ricomporre, insomma me la prendo con calma. Non so perché quella mattina mi son trovata per strada così presto. Ma si, mi dico tanto prima o poi qualche spesa la devo fare! Ma forse dentro di me una ragione c’era :Un istinto inconsapevole sapeva che avevo finito le sigarette! E’ probabilissimo anzi. Magari non fumo per tutto il giorno,ma devo sapere che a casa ci sono. Io non so spiegarmi perché qualche rotella del mio cervello funzioni così , ma sto al gioco e trovo che è meglio assecondarle se ne tiro un vantaggio.
Sono in istrada e svolto alla traversa consueta, lo sguardo è attratto subito dal pavimento del marciapiedi: c’è un’insolita pubblicità appiccicata sul selciato,è un adesivo con su l’immagine di una freccia color arancione ben visibile , dopo pochi passi ne segue un’altra,e un’altra ancora, sembra che vogliano suggerirti un percorso e guidarti non so dove. Chissà cosa devo acquistare mi chiedo comunque sono incuriosita e le seguo: svolta qui ,gira là ,ma ecco l’ultima, proprio sull’ingresso del tabaccaio! Beh, non mi resta che entrare! Dietro il banco c’è una signora dai modi gentili: Buon giorno! Buon giorno ! faccio eco . A fianco all’espositore delle sigarette c’ è un reparto con su scritto ‘ RICEVITORIA ‘ ‘ Lupus in fabula’,il mio pensiero corre a quei numeri che la sera prima mi avevano tanto incuriosito durante la ‘carrambata’ di Renzo e company. Va da se: mò me li gioco al lotto !
Non essendo molto pratica, chiedo alla signora dai modi gentili le istruzioni per l’uso.
Bene, 63 e 39 e sulla ruota di Venezia ,naturalmente! La signora sorride divertita e io mi domando che cosa ha carpito dalla mia faccia. Chissa! Le jeux son fe Sussurro amabilmente.
Correva dunque il sabato sera….Già , il sabato alle otto su Rai uno c’è Il ‘’lotto alle otto’’. Accendo la TV mentre sul fornello in cucina sfrigola un sughetto al pomodoro per la cena. Eccola, appare sul video la schermata dei numeri del lotto che avrò visto mille volte,senza prestargli il benché minimo interesse. Entra Roberta e mi osserva un po’ schifata per la scelta del programma, e cerca di appropriarsi del telecomando che ho in mano. Io mi ribello decisamente al tentativo di scippo,lei mi guarda preoccupata intanto Il tabellone scorre, ecco ,siamo alla ruota di Venezia : 63 annuncia l’addetta al sonoro.
Taci! Urlo rivolta a Roberta e lei prende il cellulare : chiamo il 118. Si , si c’è anche il 18 e l’88 replico io . Chiusura: 39 Eureka! Ci sono ,ci sono, ho vinto , abbiamo vinto!
Roberta è inebetita rinuncia al 118 perché pensa che il caso è disperato.
A questo punto tiro fuori la ricevuta della giocata che agito per aria come un trofeo.
La disambiguità è finalmente superata .Si è ristabilito l’ ordine e io non sono più pazza.
Entra una nuova fase , quella del conteggio della vincita .Oibò ,un ambo in ruota fissa non è una vincita da poco, ed è qui che subentra l’unanimità di vedute.
Altra fase: lettura sul retro della ricevuta le istruzioni per il calcolo; carta e penna.
Moltiplicazioni, divisioni ,logaritmi e quant’altro sia utile a scoprire l’entità del premio. I calcoli si aggirano sul mezzo milione di lire o giù di lì. La matematica di Roberta era sicuramente più fresca della mia, ma alla fine siamo planate entrambe sulla stessa cifra a dir poco ragguardevole né poi smentita al momento dell’incasso al botteghino
Questo è quanto è avvenuto il 7 settembre del 2002. Roma Gabri
martedì 28 aprile 2015
I sicari del Rosario
I sicari del Rosario. 7 novembre 1991
Mi sveglio come sempre con la
solita speranza: che oggi sia un po’ meglio di ieri, virtuosa speranza perché
stamattina il buon giorno ha ‘odore’ ,per fortuna, e non ‘sapore’di
acidi,topicidi, vernici che infarciscono il mio primo caffè mattutino.
Qualcuno mi vuole far fuori, ma
non è abbastanza abile (o lo è?) Certo il profumo che esala dalla tazzina del
caffè non è proprio quello esatto. Si direbbe un caffè corretto,non so a che
cosa, se al Creatore o alla provocazione. Se distrattamente avessi trascurato
di licenziare l’ultima briciola di ottimismo la voglio usare per far valere
l’estrema ipotesi che sia solo un film o la coda di un sogno. Ma Cristo! non
vivo sola! Quindici anni appena fatti sono troppo pochi per sperimentare una
lavanda gastrica o un lettino all'obitorio.
Che infamia! Gesù perdona le
nostre colpe e abbi misericordia dei coglioni!
Sono stanca di cadaveri di topi
sulla soglia della porta,sono stanca di ruote bucate e di lampadine fulminate.
Sono stanca di tutto quello che non so e che si sta perpetrando alle mie
spalle. Cerco umanità tra quelli che non ce l’hanno con me. Ma che ingenuità,
(dove vivo?) Ognuno se ne fotte. ‘Umanità’ è una bella parola da sfoggiare
quando non serve,mai da consumarne i contenuti quando si presenta l’occasione
di metterla in pratica.
Mi ci è voluto un fracasso di
tempo per capirla questa elementare realtà, ma ora che l’ho capita ho un
avvenire pieno, ma di botte e rispettive risposte. Per esempio: ora mi guardo
le spalle ma ,guarda caso,la botta mi arriva proprio sulla mascella. Devo stare
più attenta,fulminea. Ma come difenderci? siamo sole e lontano da ovunque . Al
limite potrei affittare un ‘gorilla’ ma mi toccherebbe mantenerlo e non so sino
a che punto.... meglio non rischiare di lavare i calzini anche a lui. Che fare
allora? Aspettare che mi facciano fuori? Se ci riuscissero sarebbe finalmente
una prova concreta il mio scheletro incrinato! Ma se svento ogni tentativo chi
mi crederà mai allora? Naturalmente è preferibile un falso bugiardo vivo a un
morto sincero.
Scusate se vado un po’ a spasso
con le parole, ma mi sia concessa l’attenuante delle circostanze insolite e
paradossali. La notte pullula di
fantasmi che pure hanno un entità corporea a me nota: Due squallidi personaggi Assoldati da un
sedicente boss, una infelice caricatura di viver ; capelli lunghi,basette,
chili dismessi e fantastici progetti di grandezze esilaranti.....Le testate di
‘Le mond’ inneggiano a un neo Lamborghini sardo..
Vaneggiamenti di un cranio vuoto
che sogna orizzonti di grandezze e luccichii non adeguati ai meriti e alle
sostanze reali. Ma torniamo al mio caffè corretto confezionato da i due
energumeni : Lei una attempata
prostituta campagnola senza particolari avvenenze,
Lui un bevitore e guardone..Che strane creature!
Ma come siamo caduti in basso!!
Caro De André il letame non
sempre produce i fiori che tu canti. Ma forse questa è l’eccezione che conferma
la regola. G.
domenica 23 novembre 2014
La presbiopia della memoria
LA
PRESBIOPIA DELLA MEMORIA
Con
l’avanzare dell’età succede quello che Leonardo Sciascia ha definito
‘’La
presbiopia della memoria’’: Non ricordi
quello che hai fatto ieri e invece hai presente cose o fatti di tanti anni fa.
Capita che, parole del quotidiano linguaggio e, che ben conosci, si perdono, ti
sfuggono o, come suol dirsi, ce le hai sulla punta della lingua e lì restano
senza riemergere, e se con qualche sforzo riaffiorano,il recupero è spesso
tardivo perché il discorso ha proseguito senza quella esattezza che dà senso al
contenuto. Talora per rimpiazzare il ‘’buco’’ si ricorre ad acrobatiche
perifrasi improvvisate lì per lì o peggio, farcisci il discorso con
innumerevoli ‘come si chiama?’ o ’come si dice?’ che altro non sono che un
s.o.s., una richiesta d’aiuto che lascia perplesso l’interlocutore il quale non
sa e non può interpretare la tua amnesia.
Dunque,
quando volevi stupire con la tua eloquenza,resti bloccato da un improvviso
semaforo rosso e aspetti il verde che, non sempre scatta per tempo. Queste
‘defaillance’ avviliscono la persona che le subisce perché, al pensiero che
voleva esplicare, mancherà lo scorrere fluido del dialogo caricato da troppe
opzioni riparatorie e approssimative come ‘escamotage’ dell’ultimo minuto.
A questo
punto, il dialogo rischia di diventare un ‘puzzle’ di quiz a intermittenze.
Ma ci sono
dimenticanze di altra natura che riguardano la sfera del quotidiano vivere
domestico, del tipo: Dove ho messo le chiavi? Dove le ho poggiate? Non le ho
perse per strada perché le ho appena usate per entrare in casa. E dai a
ripercorrere a ritroso tutti i movimenti come con la moviola.
A proposito
di ricordi lontani, prima di perdere le chiavi, ero dal mio psicoterapeuta al
quale,ho raccontato con chiarezza e dovizia di particolari,un episodio della
mia infanzia: ricordavo persino il colore delle tende di quella stanza e il
riflesso del sole che filtrava dalla finestra semichiusa, avevo la sensazione
di essere lì in quel contesto.
La
precisione del ricordo del passato, e la vertigine del vuoto del presente mi
inducono a pensare che la memoria, senza nulla togliere all'illustre scrittore,
non è solo presbite ma è anche miope! GabriLa memoria ce l'abbiamo tutti, e gli animali in modo strepitoso.Noi uomini invece, siamo gli unici appartenenti al regno animale che inciampano nello stesso gradino. Una bestia qualsiasi,un cane o un gatto inciampano una volta sola e mai più. x
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