lunedì 2 novembre 2015
venerdì 14 agosto 2015
JULYSTAR
Con agilità
saliamo a bordo della barchetta che ha passato il convento e andiamo.
Il
conducente è di poche parole e anche incomprensibili ma i gesti sono eloquenti
e a noi basta. Il silenzio è rotto solo dallo ‘splash’ dei remi che fendono l'acqua con movimento sincrono e
lento…
L’oggetto da
raggiungere sembrava ancora lontano, e man mano che si riduceva la distanza, ci
appariva nelle sue dimensioni reali: un moncone di nave gigantesco. Giunti
quasi a sfiorarla, il nostro marinaio ripiega verso lo squarcio.
L’altra metà
della nave era stata acquisita dalla compagnia navale ‘’Onorato’’e trascinata
via altrove . Il nostromo ,avaro di parole, sa però il fatto suo e dopo la
terrificante prospettiva frontale del disastro, dirige il natante verso la
fiancata del bestione, splash
splash ,imperturbabile.
Lui non ama
socializzare e noi siamo all’oscuro del programma della visita,siamo assai
perplessi e ci domandiamo…ma la risposta è presto lì davanti ai nostri occhi: Una
biscaglina.
La prima
immagine che mi venne in mente fu la stazza del palazzo di mio padre a
Cagliari, perché aveva gli oblò secondo l’architettura dell’epoca.
Lo sgomento
è totale. Nella parete altissima della murata penzolava la biscaglina,unico
mezzo per guadagnarci la cima. Fu il panico ma non avevo altra scelta,troppo
casino avevo fatto per ottenere il permesso di visitare questo relitto di nave,
così obsoleto, al largo del mare del mio paese natio. Certo non mi aspettavo un
ascensore! Ma una scaletta di spago fissata ai limiti del cielo, questo no,non
me l’aspettavo!
Quella
scalata, piede dopo piede, faccia faccia con la parete, piolo dopo piolo, mi è
rimasta scolpita nella memoria. ‘’ Come potrò dire a mia madre che ho
paura?’’
E’ Fabrizio De
Andrè che canta nell’altra stanza mentre ripenso a quei momenti.
Guardo giù e
la barchetta è un puntino, la parete invece è incommensurabile e minacciosa,e siamo solo a metà strada.
E’ il prezzo della paura, continua De Andrè.
Mi viene di
chiedere aiuto a un mio amico immaginario riprendendo un discorso mille volte
sospeso…
Marcondirondirondero,se
arriverò lassù farò una gran festa Marcodironderondà .
Continua la
ballata che riecheggia dalla stanza accanto.
Sono
all’ultimo piolo,con un colpo di reni disperato, trasferisco una gamba sulla
nave e il mio piede poggia finalmente sulla terra ferma (si fa per dire), segue
tutto il resto anche se a rate, e …voilà sono a bordo ! sono tutta intera e sto
bene grazie a quel cielo che ora mi sembra di poter toccare con un dito.
Il secondo
tempo dell’avventura ci riserva tensioni differenti . Qui sopra c’è un silenzio
che spacca i timpani e l’aria insieme, un silenzio sinistro.
L’immobilità
regna sovrana e implacabile come in un incantesimo congelato dopo un uragano
improvviso. Con un senso di angoscia visitammo alcune cabine: letti scomposti,
scarpe, indumenti,fotografie, berretti tutti sparsi ovunque. Io raccolsi un
oggetto per ricordo che, ancora conservo da qualche parte. Non ci tratteniamo a
lungo in questa visita, non ci parve giusto curiosare troppo in questo luogo
che il destino ha scelto per i suoi imponderabili misfatti. Tornammo all’aperto
a riprendere fiato e a ricomporre lo stato d’animo.
Il marinaio
era rimasto fuori,lo scorgemmo seduto sopra un rottame di ferro con lo sguardo
fisso nel vuoto, pareva non vederci. Ci ricondusse alla biscaglina che ormai non
ci incuteva più paura, facendoci capire che eravamo liberi di andar via
da soli con la barchetta . Lui rimaneva lì sul ponte,non spiegò i motivi della
sua decisione e il suo sguardo restava lontano. Tutto questo ci indusse a una
forma di rispetto e, salutandolo con un gesto della mano,riprendemmo la
biscaglina a ritroso.
Gabri
sabato 11 luglio 2015
SESSANTATRE TRENTANOVE VENEZIA
SESSANTATRE TRENTANOVE VENEZIA
Conobbi Renzo tramite gli annunci pubblicitari di un’agenzia immobiliare di Grosseto. Non che volessi acquistare una casa (questo non glielo dissi mai naturalmente) ma perché, visitare le case,per me è sempre stata una passione. E ad essere sinceri, Renzo è molto attraente, non fisicamente intendo ,ma come persona: semplice e piacevole. Con lui ho visitato le case più strane,da quelle rurali tipiche della Maremma a quelle con pretese di antichi manieri abbandonati e comunque affascinanti. L’ultima delle visite, prima di riprendere il treno per rientrare, non era eccezionale, però Renzo ha riconosciuto nel proprietario un vecchio compagno di scuola; entrambi nati a Venezia. Educatamente e divertita della ‘carrambata’ ho ascoltato le reminiscenze dei due che non si vedevano da quarant’anni, ma che avevano avuto un’adolescenza in comune. Renzo nel corso del dialogo ha affermato di avere 63 anni e stabiliscono che entrambi sono nati nel ’39 appunto.
Curioso, penso, questi due numeri così stranamente rovesciabili..
Io, religiosamente in disparte, rimugino su questa strana combinazione e non ritengo opportuno informarmi sul giorno e il mese,anche se ero tentata, magari erano anche gemelli! Finiti i salamelecchi,baci,abbracci e promesse di rivedersi, lasciamo la casa degli incontri casuali e Renzo mi accompagna alla stazione dove prenderò il treno per Roma. Come è mia abitudine ,una volta sul treno, pesco dalla borsa il libro di turno che mi estranea totalmente dalla moltitudine viaggiante.
Finalmente a casa preparo una cena frugale per due,c’era anche mia figlia Roberta, nel frattempo accendo la tv, sistema infallibile per catturare il sonno. Poi m’infilo a letto a dormire. Dimenticavo, era venerdì quel giorno.
Quasi sempre mi alzo alle sette o giù di lì ; ma quel mattino quasi meccanicamente mi sono vestita per uscire, non lo faccio quasi mai senza un motivo giustificato. Il più delle volte ciondolo tra un caffè e l’altro o i letti da disfare e ricomporre, insomma me la prendo con calma. Non so perché quella mattina mi son trovata per strada così presto. Ma si, mi dico tanto prima o poi qualche spesa la devo fare! Ma forse dentro di me una ragione c’era :Un istinto inconsapevole sapeva che avevo finito le sigarette! E’ probabilissimo anzi. Magari non fumo per tutto il giorno,ma devo sapere che a casa ci sono. Io non so spiegarmi perché qualche rotella del mio cervello funzioni così , ma sto al gioco e trovo che è meglio assecondarle se ne tiro un vantaggio.
Sono in istrada e svolto alla traversa consueta, lo sguardo è attratto subito dal pavimento del marciapiedi: c’è un’insolita pubblicità appiccicata sul selciato,è un adesivo con su l’immagine di una freccia color arancione ben visibile , dopo pochi passi ne segue un’altra,e un’altra ancora, sembra che vogliano suggerirti un percorso e guidarti non so dove. Chissà cosa devo acquistare mi chiedo comunque sono incuriosita e le seguo: svolta qui ,gira là ,ma ecco l’ultima, proprio sull’ingresso del tabaccaio! Beh, non mi resta che entrare! Dietro il banco c’è una signora dai modi gentili: Buon giorno! Buon giorno ! faccio eco . A fianco all’espositore delle sigarette c’ è un reparto con su scritto ‘ RICEVITORIA ‘ ‘ Lupus in fabula’,il mio pensiero corre a quei numeri che la sera prima mi avevano tanto incuriosito durante la ‘carrambata’ di Renzo e company. Va da se: mò me li gioco al lotto !
Non essendo molto pratica, chiedo alla signora dai modi gentili le istruzioni per l’uso.
Bene, 63 e 39 e sulla ruota di Venezia ,naturalmente! La signora sorride divertita e io mi domando che cosa ha carpito dalla mia faccia. Chissa! Le jeux son fe Sussurro amabilmente.
Correva dunque il sabato sera….Già , il sabato alle otto su Rai uno c’è Il ‘’lotto alle otto’’. Accendo la TV mentre sul fornello in cucina sfrigola un sughetto al pomodoro per la cena. Eccola, appare sul video la schermata dei numeri del lotto che avrò visto mille volte,senza prestargli il benché minimo interesse. Entra Roberta e mi osserva un po’ schifata per la scelta del programma, e cerca di appropriarsi del telecomando che ho in mano. Io mi ribello decisamente al tentativo di scippo,lei mi guarda preoccupata intanto Il tabellone scorre, ecco ,siamo alla ruota di Venezia : 63 annuncia l’addetta al sonoro.
Taci! Urlo rivolta a Roberta e lei prende il cellulare : chiamo il 118. Si , si c’è anche il 18 e l’88 replico io . Chiusura: 39 Eureka! Ci sono ,ci sono, ho vinto , abbiamo vinto!
Roberta è inebetita rinuncia al 118 perché pensa che il caso è disperato.
A questo punto tiro fuori la ricevuta della giocata che agito per aria come un trofeo.
La disambiguità è finalmente superata .Si è ristabilito l’ ordine e io non sono più pazza.
Entra una nuova fase , quella del conteggio della vincita .Oibò ,un ambo in ruota fissa non è una vincita da poco, ed è qui che subentra l’unanimità di vedute.
Altra fase: lettura sul retro della ricevuta le istruzioni per il calcolo; carta e penna.
Moltiplicazioni, divisioni ,logaritmi e quant’altro sia utile a scoprire l’entità del premio. I calcoli si aggirano sul mezzo milione di lire o giù di lì. La matematica di Roberta era sicuramente più fresca della mia, ma alla fine siamo planate entrambe sulla stessa cifra a dir poco ragguardevole né poi smentita al momento dell’incasso al botteghino
Questo è quanto è avvenuto il 7 settembre del 2002. Roma Gabri
Conobbi Renzo tramite gli annunci pubblicitari di un’agenzia immobiliare di Grosseto. Non che volessi acquistare una casa (questo non glielo dissi mai naturalmente) ma perché, visitare le case,per me è sempre stata una passione. E ad essere sinceri, Renzo è molto attraente, non fisicamente intendo ,ma come persona: semplice e piacevole. Con lui ho visitato le case più strane,da quelle rurali tipiche della Maremma a quelle con pretese di antichi manieri abbandonati e comunque affascinanti. L’ultima delle visite, prima di riprendere il treno per rientrare, non era eccezionale, però Renzo ha riconosciuto nel proprietario un vecchio compagno di scuola; entrambi nati a Venezia. Educatamente e divertita della ‘carrambata’ ho ascoltato le reminiscenze dei due che non si vedevano da quarant’anni, ma che avevano avuto un’adolescenza in comune. Renzo nel corso del dialogo ha affermato di avere 63 anni e stabiliscono che entrambi sono nati nel ’39 appunto.
Curioso, penso, questi due numeri così stranamente rovesciabili..
Io, religiosamente in disparte, rimugino su questa strana combinazione e non ritengo opportuno informarmi sul giorno e il mese,anche se ero tentata, magari erano anche gemelli! Finiti i salamelecchi,baci,abbracci e promesse di rivedersi, lasciamo la casa degli incontri casuali e Renzo mi accompagna alla stazione dove prenderò il treno per Roma. Come è mia abitudine ,una volta sul treno, pesco dalla borsa il libro di turno che mi estranea totalmente dalla moltitudine viaggiante.
Finalmente a casa preparo una cena frugale per due,c’era anche mia figlia Roberta, nel frattempo accendo la tv, sistema infallibile per catturare il sonno. Poi m’infilo a letto a dormire. Dimenticavo, era venerdì quel giorno.
Quasi sempre mi alzo alle sette o giù di lì ; ma quel mattino quasi meccanicamente mi sono vestita per uscire, non lo faccio quasi mai senza un motivo giustificato. Il più delle volte ciondolo tra un caffè e l’altro o i letti da disfare e ricomporre, insomma me la prendo con calma. Non so perché quella mattina mi son trovata per strada così presto. Ma si, mi dico tanto prima o poi qualche spesa la devo fare! Ma forse dentro di me una ragione c’era :Un istinto inconsapevole sapeva che avevo finito le sigarette! E’ probabilissimo anzi. Magari non fumo per tutto il giorno,ma devo sapere che a casa ci sono. Io non so spiegarmi perché qualche rotella del mio cervello funzioni così , ma sto al gioco e trovo che è meglio assecondarle se ne tiro un vantaggio.
Sono in istrada e svolto alla traversa consueta, lo sguardo è attratto subito dal pavimento del marciapiedi: c’è un’insolita pubblicità appiccicata sul selciato,è un adesivo con su l’immagine di una freccia color arancione ben visibile , dopo pochi passi ne segue un’altra,e un’altra ancora, sembra che vogliano suggerirti un percorso e guidarti non so dove. Chissà cosa devo acquistare mi chiedo comunque sono incuriosita e le seguo: svolta qui ,gira là ,ma ecco l’ultima, proprio sull’ingresso del tabaccaio! Beh, non mi resta che entrare! Dietro il banco c’è una signora dai modi gentili: Buon giorno! Buon giorno ! faccio eco . A fianco all’espositore delle sigarette c’ è un reparto con su scritto ‘ RICEVITORIA ‘ ‘ Lupus in fabula’,il mio pensiero corre a quei numeri che la sera prima mi avevano tanto incuriosito durante la ‘carrambata’ di Renzo e company. Va da se: mò me li gioco al lotto !
Non essendo molto pratica, chiedo alla signora dai modi gentili le istruzioni per l’uso.
Bene, 63 e 39 e sulla ruota di Venezia ,naturalmente! La signora sorride divertita e io mi domando che cosa ha carpito dalla mia faccia. Chissa! Le jeux son fe Sussurro amabilmente.
Correva dunque il sabato sera….Già , il sabato alle otto su Rai uno c’è Il ‘’lotto alle otto’’. Accendo la TV mentre sul fornello in cucina sfrigola un sughetto al pomodoro per la cena. Eccola, appare sul video la schermata dei numeri del lotto che avrò visto mille volte,senza prestargli il benché minimo interesse. Entra Roberta e mi osserva un po’ schifata per la scelta del programma, e cerca di appropriarsi del telecomando che ho in mano. Io mi ribello decisamente al tentativo di scippo,lei mi guarda preoccupata intanto Il tabellone scorre, ecco ,siamo alla ruota di Venezia : 63 annuncia l’addetta al sonoro.
Taci! Urlo rivolta a Roberta e lei prende il cellulare : chiamo il 118. Si , si c’è anche il 18 e l’88 replico io . Chiusura: 39 Eureka! Ci sono ,ci sono, ho vinto , abbiamo vinto!
Roberta è inebetita rinuncia al 118 perché pensa che il caso è disperato.
A questo punto tiro fuori la ricevuta della giocata che agito per aria come un trofeo.
La disambiguità è finalmente superata .Si è ristabilito l’ ordine e io non sono più pazza.
Entra una nuova fase , quella del conteggio della vincita .Oibò ,un ambo in ruota fissa non è una vincita da poco, ed è qui che subentra l’unanimità di vedute.
Altra fase: lettura sul retro della ricevuta le istruzioni per il calcolo; carta e penna.
Moltiplicazioni, divisioni ,logaritmi e quant’altro sia utile a scoprire l’entità del premio. I calcoli si aggirano sul mezzo milione di lire o giù di lì. La matematica di Roberta era sicuramente più fresca della mia, ma alla fine siamo planate entrambe sulla stessa cifra a dir poco ragguardevole né poi smentita al momento dell’incasso al botteghino
Questo è quanto è avvenuto il 7 settembre del 2002. Roma Gabri
martedì 28 aprile 2015
I sicari del Rosario
I sicari del Rosario. 7 novembre 1991
Mi sveglio come sempre con la
solita speranza: che oggi sia un po’ meglio di ieri, virtuosa speranza perché
stamattina il buon giorno ha ‘odore’ ,per fortuna, e non ‘sapore’di
acidi,topicidi, vernici che infarciscono il mio primo caffè mattutino.
Qualcuno mi vuole far fuori, ma
non è abbastanza abile (o lo è?) Certo il profumo che esala dalla tazzina del
caffè non è proprio quello esatto. Si direbbe un caffè corretto,non so a che
cosa, se al Creatore o alla provocazione. Se distrattamente avessi trascurato
di licenziare l’ultima briciola di ottimismo la voglio usare per far valere
l’estrema ipotesi che sia solo un film o la coda di un sogno. Ma Cristo! non
vivo sola! Quindici anni appena fatti sono troppo pochi per sperimentare una
lavanda gastrica o un lettino all'obitorio.
Che infamia! Gesù perdona le
nostre colpe e abbi misericordia dei coglioni!
Sono stanca di cadaveri di topi
sulla soglia della porta,sono stanca di ruote bucate e di lampadine fulminate.
Sono stanca di tutto quello che non so e che si sta perpetrando alle mie
spalle. Cerco umanità tra quelli che non ce l’hanno con me. Ma che ingenuità,
(dove vivo?) Ognuno se ne fotte. ‘Umanità’ è una bella parola da sfoggiare
quando non serve,mai da consumarne i contenuti quando si presenta l’occasione
di metterla in pratica.
Mi ci è voluto un fracasso di
tempo per capirla questa elementare realtà, ma ora che l’ho capita ho un
avvenire pieno, ma di botte e rispettive risposte. Per esempio: ora mi guardo
le spalle ma ,guarda caso,la botta mi arriva proprio sulla mascella. Devo stare
più attenta,fulminea. Ma come difenderci? siamo sole e lontano da ovunque . Al
limite potrei affittare un ‘gorilla’ ma mi toccherebbe mantenerlo e non so sino
a che punto.... meglio non rischiare di lavare i calzini anche a lui. Che fare
allora? Aspettare che mi facciano fuori? Se ci riuscissero sarebbe finalmente
una prova concreta il mio scheletro incrinato! Ma se svento ogni tentativo chi
mi crederà mai allora? Naturalmente è preferibile un falso bugiardo vivo a un
morto sincero.
Scusate se vado un po’ a spasso
con le parole, ma mi sia concessa l’attenuante delle circostanze insolite e
paradossali. La notte pullula di
fantasmi che pure hanno un entità corporea a me nota: Due squallidi personaggi Assoldati da un
sedicente boss, una infelice caricatura di viver ; capelli lunghi,basette,
chili dismessi e fantastici progetti di grandezze esilaranti.....Le testate di
‘Le mond’ inneggiano a un neo Lamborghini sardo..
Vaneggiamenti di un cranio vuoto
che sogna orizzonti di grandezze e luccichii non adeguati ai meriti e alle
sostanze reali. Ma torniamo al mio caffè corretto confezionato da i due
energumeni : Lei una attempata
prostituta campagnola senza particolari avvenenze,
Lui un bevitore e guardone..Che strane creature!
Ma come siamo caduti in basso!!
Caro De André il letame non
sempre produce i fiori che tu canti. Ma forse questa è l’eccezione che conferma
la regola. G.
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