sabato 16 novembre 2013
domenica 3 novembre 2013
domenica 14 luglio 2013
Finzione e realtà.
Finita l’adrenalina, fuoco alimentatore, e calato il delirio dell’onnipotenza :
il futuro si è ristretto. I conti con la realtà hanno i passi contati.
Reinventarsi non è più possibile. Il gioco ha esaurito le sue cariche elettriche, oggi è già domani, e il passato è solo nostalgia che indulge alla
tristezza. Chi ero? Nella nebbia si è disperso un personaggio,sconosciuto
a se stesso, mai registrato nelle imbastiture dell’esistenza, parvenza simulata
di un eroismo fantasioso e puerile.
La faciloneria che ti ha reso un mito e che in tanti hanno bevuto, te per primo, ha sortito solo aria fresca. Sono pagine in dissolvenza, solo ombre destinate all’oblio di un retrobottega, magazzino di robe disusate, inutili,
scarabocchi senz’anima in una lavagna scolorita, un ignoto passaggio, vago
ricordo di una sbornia passata. Riesumare è come frugare nella cenere.
Gabri
domenica 16 giugno 2013
L’avventura dell’inconscio.
I primi tempi vagabondavo sugli orli delle spiagge lasciando scorrere i pensieri
lentamente, e pronunciando parole appena frante dalla maretta sotto i piedi, come note di
uno spartito di suoni e di ritmi naturali. Sopra la testa un cielo sterminato e intorno una
sensazione di solitudine soffusa di luce. I pensieri hanno ali impazienti che cercano varchi
attraverso una palpebra ancora cieca,ancora incredula,restia a schiudersi a perimetri insoliti.
Così tornano a riecheggiare le vicende di un passato,provando a rivederle da un altro punto
di vista,magari da sotto a sopra,ma con un po’ di fatalismo e rassegnazione.
Certo, a ripensarci, era stato atroce lasciarsi inghiottire da quell’onda così improvvisa e
travolgente , e senza dare un taglio netto,poi, senza recidere il cordone ombelicale,quindi
restando fatalmente sospesa: né di qua né di la .Una sorta di Euridice incompiuta.
Danzano immagini di un ‘trascorso’che trasmette nostalgie suadenti e funeree insieme:
di là i frutti non ancora maturati, di qua, invece si vendemmia uno sconfinato silenzio
inebriante e sconosciuto. Ci sono vele bianche trattenute da un qualcosa che ti brucia il
cuore: qualcosa che vuole un’altra cosa che non vuole...
I ricordi, come sabbia dentro una clessidra,scivolano lentamente,indugiando sui granelli
più spessi,si da guadagnare il breve spazio di una riflessione, troppo breve ahimè,per
soppesare, per capire e individuare il vantaggio tra il restare e il ritornare, ammesso che
potesse dipendere da una volontà umana l’una o l’altra cosa.
Per ora il ‘mondo’ è qui,per un incauto salto a cavallo di un onda anomala. Che fare?
Questa nuova improbabile dimora mi accoglie totalmente,senza chiedermi cauzione né
spese di soggiorno o documenti,e nessuno c’è a cui domandare ragguagli o spiegazioni.
C’è solo un immensità di spazio e tempo da fruire in libertà se di libertà si tratta. Forse
no perché l’umanità che conservo mi limita mio malgrado. Allora che cosa è? E’ forse un
viaggio temporaneo che presuppone un ritorno o sarà eterno?
La sensazione è che da qui, da questo giorno senza fine, mi prende un conato impreciso,
un’ ansia: quella di non trovarmi in nessun luogo. Vagabondavo, dicevo, in un limbo di
pensieri, ma uno, più degli altri si cristallizza con più intensità nella mia regione grigia,
perfora più degli altri, insiste e sfonda una parete invisibile, bussa ed emerge tra mille
altri più taciti, meno inquieti. Lo riconosco, lo ravviso, è lui il grumo di sempre.
anche allora era il più presente e irriducibile,per cui il rammarico della mia nuova dimensione
si addolcisce un tantino. Però,come sarebbe stato tutto più facile abitare nel mondo giusto
senza questa incombenza! Allora si,sarebbe valsa la pena di esistere nel modo consueto,
banale, ma consueto. Smania, tutto il mio essere, si rivolta, ma nessuno percepisce nessuno
ravvisa le ansie in un corpo inerte. Quelli che stanno fuori non hanno occhi per guardarmi
né orecchie per sentirmi, si danno il cambio si litigano il tempo per me, non intendono
lasciarmi da sola come se non fossi sola anche con loro intorno. Sento i loro commenti e
il fastidio che gli arreco. Non so se ridere o piangere dentro questi inutili panni umani .
Loro compito è soltanto un corpo in custodia,confine della mia assenza. Qui tutto è confuso,
qui non esiste il mondo con le sue realtà e il cielo ha ordini diversi, altre ombre altre luci.
Ci dicemmo tutto, quando era ancora possibile farlo, cioè niente. Non c’è stato niente di
‘non detto di cui rammaricarsi ora.
Il mestiere di vivere ha poi ripreso il suo corso in tutta la sua imperfezione. E’ stato solo un
sogno.
Gabri
sabato 1 giugno 2013
NON SI FERMA IL VENTO CON LE MANI
Ero partita col chiedermi che cosa sia il ‘pensiero’ma esso stesso ha preso il volo in altre direzioni quantunque le ali dell’argomento,in fondo in fondo,
siano della medesima consistenza.
Che cosa è il pensiero? E’ la parte immateriale del corpo, la coscienza di esistere?
Da bambini, il ‘pensiero’ era quella nuvoletta che usciva dalla testa del personaggio dei fumetti: mumble…mumble.
Da adulti le cose si complicano,la semplicità resta un ricordo fanciullesco e
remoto. I neuroni del cervello esercitano la loro attività di elaborazione di
quanto accade intorno a noi e in noi stessi. Ma prescindendo dallo studio dei processi complicatissimi degli scienziati, che si adoperano di dare una tesi meccanicistica al quesito e varie alchimie a forma di parole; a noi poveri ignoranti e ingenui, la domanda resta: che cosa è il pensiero?
Io lo immagino una forma di luce o di energia come quella che passa attraverso i fili elettrici che anima, all'atto della nascita, una ‘tabula rasa’ illuminandola della potenza di ESSERE. Allora l’essere e il pensare sono la medesima cosa?
Non esiste dunque essere senza pensiero né pensiero senza essere. Noi siamo noi stessi e quello che pensiamo. E’ come una pagina intonsa investita da una
ventata emozionale, che al momento della luce ci fa essere ciò che siamo,pari a
un incantesimo,perciò inspiegabile, che opera in automatico e ti marca come un orologio virtuale che scandisce e determina il tuo modo di essere.
Se ci vado a naso,la cosa mi fa pensare al profumo, per esempio al profumo di un fiore, all'aroma di un cespuglio di mirto,che è la parte aerea, invisibile,che
pure ne identifica l’appartenenza e la varietà. Ma è solo un pensiero personale.
Interrompo per un po’ il fluire della penna di questi pensieri scritti sul foglio, e
mi allontano un momento per farmi una doccia. Mentre sono sotto lo scroscio
d’acqua che fluisce tiepida e piacevole sulla mia pelle, mi domando se sia il pensiero che mi scorre sul corpo,e se anche tale piacevolezza sia un pensiero
o un fatto reale,o entrambe le cose, o solo l’idea di tutto ciò. Non distinguo bene l’una cosa dall'altra e copro tutto con l’accappatoio per quanto mi chieda
se esso sia vero o solo pensato. Avvolta nel mio ipotetico accappatoio esco dal bagno, guardo fuori dalla portafinestra: ci sono due gatti sopra il tavolo da giardino che seminano erotici pensieri mentre si leccano amorevolmente e
vicendevolmente, pare che si piacciano o almeno lo pensano.
Potrebbe essere questo ‘pensiero’, un senso aggiunto, legato all'individuo ma inafferrabile e inscindibile,e per quanto umano,pure trascendentale, un po’come l’ombra della materia stessa che va via per sempre quando si muore.
E’ allora che il nostro vissuto pensiero può diventare patrimonio di tutti,quando si rispecchia in esso una sua unicità che ha valore di conoscenza universale.
E’ allora che non si disperde, ma prende il carattere di insegnamento e di consapevolezza globale. Per chi non è rimasto convinto può sempre tornare alla nuvoletta di cui ho parlato in anteprima.
P.S.
A beneficio dei miei amici: Scusate se nelle mie frequenti elucubrazioni, ci sono sempre gatti e gatti, ma dopo il passaparola che qui ‘si mangia’ loro sono diventati frequentatori assidui del mio giardino,ed io che sono incuriosita dei loro comportamenti li osservo spesso,seppure i loro problemi siano più di
Gabri
giovedì 30 maggio 2013
Giacomo
.....Giacomo, uomo d’analisi,mi diceva: ‘’Metto la sveglia la sera per timore di non
alzarmi in tempo la mattina. Mi presento in orario all’ufficio per timore d’essere multato e licenziato. Porto l’impermeabile, se vedo nuvolo,per timore della pioggia. La sera torno a casa e chiudo la porta con il paletto e la catena per timore che vengano i ladri. Ho preso un appartamento perché ci sono tante cose che voglio fare senza timore di essere veduto da altri uomini. Le mie finestre sono velate da cortine per impedirlo. Metto da parte alla cassa di risparmio per timore d’aver bisogno nel futuro. La nostra vita è un continuo timore.
E’una continua difesa: dalla natura,dalle malattie,dalla cattiveria dei nostri simili,e qualche volta,dai nostri pensieri. Facciamo paura a noi stessi ‘’ E siccome era rimasto in silenzio,aggiunse: ‘’E poi,gli altri hanno timore di noi. Quando vado in banca a ritirare dei soldi,vogliono che firmi tre ricevute. Sul tranvai non basta che dica ‘abbonato’,vogliono vedere la tessera. Hanno timore che li imbrogli. Quando torno a casa,mia moglie vuole sapere dove sono stato; ha paura che sia andato in giro con altre donne. Il giornalaio riconta il denaro che ho contato e messo in mano. Insomma in capo alla giornata,è come se mi avessero dato del farabutto dieci volte; Tutti lo fanno come lo faccio io con gli altri.’’ Non sapevo cosa rispondere.
domenica 21 aprile 2013
Lettera di una madre al figlio carabiniere.
Caro figlio.Ti scrivo poche righe perchè tu sappia che ti ho scritto.
Se ricevi questa, vuol dire che è arrivata. Se non la ricevi.
fammelo sapere,così te la rimanderò.
Scrivo lentamente perchè so che tu non sai leggere in fretta.
Qualche tempo fa, tuo padre,ha letto in un giornale che la
maggior parte degli incidenti capitano nel raggio di un chilometro
dal luogo di abitazione.Allora abbiamo deciso di traslocare un pò
più lontano. La nuova casa è meravigliosa. C'è una strana lavatrice
che non sono sicura che funzioni. Proprio ieri ci ho messo dentro
il bucato e ho tirato l'acqua e poi il bucato è sparito completamente.
Abbiamo chiamato uno che di queste cose se ne intende,secondo
lui dobbiamo cambiare il water perchè è convinto che sia intasato.
Il tempo qui non è proprio brutto. La settimana scorsa ha piovuto
due volte,la prima volta per tre giorni,e la seconda per quattro.
A proposito della giacca che mi avevi chiesto, tuo zio Piero mi ha
detto che spedirtela coi bottoni sarebbe molto caro(per via del peso dei bottoni) Allora li ho staccati.Se pensi di riattaccarli,te li ho
messi nella tasca interna.
Tuo fratello Antonio ha fatto una grossa sciocchezza con la macchina,è sceso e ha chiuso di scatto la portiera lasciando dentro
le chiavi. Allora è dovuto rientrare a casa a prendere il secondo
mazzo di chiavi,e così, anche noi abbiamo potuto scendere dalla
macchina.
Se vedi Caterina, salutala da parte mia.Se non la vedi, non dirle niente.
La tua mamma che ti vuole bene.
P.S.
Volevo metterti anche un pò di soldi,ma avevo già chiuso la busta.
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