martedì 11 febbraio 2014

Come imparare a essere morto.

COME IMPARARE A ESSERE MORTO.
Il signor Palomar decide che d'ora in poi farà come se fosse morto, per vedere come va il mondo
senza di lui. Da un po di tempo s'è accorto che tra lui e il mondo le cose non vanno più come prima;
se prima gli pareva che s'aspettassero qualcosa l'uno dall'altro, lui e il mondo, adesso, non ricorda più
cosa ci fosse da aspettarsi, in male o in bene, né perché questa attesa lo tenesse in perpetua agitazione
ansiosa.                                          
                                                                                Palomar                                                                

Non si deve confondere l'essere morto col non esserci.

sabato 28 dicembre 2013

Il bello della parola indiretta

bello della parola indiretta
Le parole dovrebbero dare il massimo della visibilità e costruire l’immagine del pensiero che hai in mente impregnandolo della accezione che desideri dargli.
Puoi conferirgli la forza di un macigno o la leggerezza di una piuma. Naturalmente l’immagine deve essere prima nella tua testa per poi confezionargli,con le espressioni verbali adeguate, la visibilità suggestiva che desideri,secondo il tuo inconscio individuale, lo stato d’animo,insomma il tuo momento trascendentale.
Il vero problema è la varietà del repertorio delle immagini e delle parole di cui ognuno di noi dispone interiormente e che vuol far comunicare a se o agli altri.
La letteratura è piena di esimi cultori della ‘parola’,pensiamo ai poeti:
U. Saba esprime la sua solitudine con l’immagine di quattro capriole di fumo del suo focolare.

Ungaretti raffigura la guerra con la simbologia di un albero che in autunno, ad una ad 
 una perde le foglie, ossia i soldati che cadono,e dove l’autunno personifica il buio e la tristezza nel cuore degli uomini,e, con essa, l’insignificanza della guerra, tema che ha reso visibile con semplici ‘parole’.
per non dire di Leopardi o di Montale o di Kafka scrittore,e mille altri.
Naturalmente questi sono talenti ispirati che di tali virtù hanno riempito le antologie.
Ma,l’uso della parola non è solo prerogativa dei grandi. La ‘parola’ è democratica, chiunque può avvalersi di questo strumento e realizzare castelli in aria, paradossi, architetture, caricature quante ne vuole, non ci sono inibizioni, e non è necessario essere poeti o scrittori ma semplicemente ‘persone’. 
Detto questo, anch’io voglio inventare un linguaggio speciale con le ombre e le luci giuste.    Un linguaggio con le ali insomma. 
Voglio scrivere come raggi diretti, intinti nell’inchiostro, anzi mi berrò direttamente il calamaio, e sarà come un commutare le immagini che ho in testa, in parole  superiori alle immagini stesse.
Beh, ci vorrà del tempo però.  I desideri son……
Forse, sono i sogni che son desideri!   Mi pare.

Gabri

sabato 14 dicembre 2013

'A cunsegna

' A cunsegna 
'A sera quanno ' o sole se ne trase
e da 'a cunsegna a luna p'a nuttata,
lle dice d'intro 'a recchia: I' vado a casa:
T'arrecumannu tutt'e nnammurate'
Totò

domenica 1 dicembre 2013

NOI SIAMO FATTI DELLA STESSA SOSTANZA DEI SOGNI

Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. 
Voglio contemplarmi dentro questa bellissima e suggestiva immagine e commentarne 
qualche aspetto , anche se qualunque cosa ad essa si aggiunga, non sarà che un inutile
ripetizione di quanto è già espresso nel suo stesso contesto. Proverò, comunque, a dar 
voce all'emozione che da questa scaturisce. 
Sognare è navigare altrove e, rendere visibile l'invisibile. Se strofinando un fiammifero,
quella fiammella circondata di ombra, produce qualche momento della nostra giornata 
più leggero, se ti regala una vertigine che ti fa bene al cuore, perché rinunciarvi? 
Gli occhi dei sogni, fendono l'oscurità, e la sua intensità suggestiva,che, altro non è che 
la proiezione dei nostri desideri, può dare un impulso all'ottimismo, alla speranza e a 
nuova energia. Ancorché, il sognare, è il vedere oltre e proporsi in una dimensione 
ribaltata il cui il contrappeso è la solitudine. D'altronde è la realtà stessa che lascia spazio
alla fantasia la quale ne ri- poetizza la natura il tanto per non camminare sempre vestiti di  
nero :  'Il dolore del vivere contro la droga dei sogni' (T. Eliot ) 
L'assenza dei sogni nella vita è come immaginare un alveare senza miele...
I sogni edificano,noi siamo creati per creare! 
                                                                                                         Gabri

sabato 16 novembre 2013

NON E' VERO MA CI CREDO

Non è vero ma ci credo.

Una mattina di fine estate, mi sveglio con una voglia inconsueta :decido di andare a comperarmi un libro, ma non un libro qualsiasi.Da un po' avevo in testa un chiodo fisso: documentarmi sull'argomento 'Angeli Custodi' Un tema che trovo affascinante e accattivante anche se della serie: 'Non è vero ma ci credo'  Così mi preparo con cura e vado alla fermata dell'autobus.             La libreria che  ho in mente, non è nel luogo dove abito,ma nella vicina città. Dunque,con indosso il mio completino blu  e i tacchi alti, dopo venti minuti di corsa,scendo dall'autobus e mi avvio al centro,pochi passi e sono davanti alle 'Messaggerie Sarde', una libreria fornitissima, grande, e piacevole a percorrerla e, con tanto di accompagnamento musicale di sottofondo lungo tutti i settori della letteratura e dello scibile in genere. L'ultimo "bestseller" qui arriva con anticipo!       Un addetto ai lavori mi guida nel settore specifico con deliziosa competenza in merito all'argomento . Mi attrae subito un testo che ha l'aria di immediata sintonia sia per la  raffigurazione in copertina, sia nel titolo. O.K. La scelta è opinata senza indugi. Due chiacchiere alla cassa con la signora, che mi pare di conoscere,ed esco col mio prezioso pacchetto in mano. Anche se l' estate è quasi finita la giornata è bella e fresca. Ho una gran voglia di sfogliare subito le pagine del libro misterioso, allora decido di entrare nel bar di fronte che, noto, è arredato di tavolini e di camerieri solleciti. Ordinerò un caffè tanto per giustificare la mia presenza e siederò a tavolino.   Ancora in piedi,sto scartando il pacchetto,quando qualcuno,mentre mi siedo, si avvicina e, con molto garbo mi chiede se può accomodarsi anche lui al mio tavolo. Lì per lì sono sorpresa della richiesta,mentre sto pensando al mio libro. Grazie, rispondo, ma sto aspettando qualcuno! Anch'io rispondo con altrettanto garbo  mentre osservo che è molto elegante nel suo abito bianco, ha il cranio completamente pelato e un viso piacevole,molto dolce. Avviene tutto nella frazione di pochi secondi: ho accostato la sedia al tavolo pensando con curiosità al tizio, mi volto e non c'è più  Guardo intorno ma non c'è traccia,guardo la porta d'ingresso e di uscita,che nell'atto di   entrare e uscire devi spingere con forza, il che richiede tempo: Niente, il misterioso avventore si è volatilizzato, è sparito! Pazienza, mi dico, con un po' di rammarico,presa com'ero dalla curiosità per il libro. Ecco, apro la prima pagina e...... perdindirindina! In prima pagina c'è disegnata un immagine, tale e quale all'individuo appena scomparso. Resto sbalordita e impressionata dalla rapidità nel dileguarsi cosi repentino di una entità corporea che, pure era tangibile e presente a un passo da me.   Ripensando all'episodio, sono ancora incredula e, opto talvolta, per una passeggera e fantastica   illusione ottica.                                                                                                                       P.S.                                                                                                                                                           Il nome del mio ipotetico Angelo Custode, come documentato nel libro stesso, è  Melahel.  E' doveroso informarvi di ciò, perché qualche tempo dopo, mi è capitato un altro episodio, molto singolare. Vi farò sapere.  

 Gabri             

domenica 3 novembre 2013

L'estate va in vacanza altrove; nel mio cortile volano le foglie,
Paolino le acchiappa le rincorre,salta, si rotola: E' una festa,
un divertimento.Io lo guardo con invidia. Per lui è un gioco
esilarante, per me è un malinconico segnale dell'estate che
se ne va.....   G. 

domenica 14 luglio 2013

Finzione e realtà.
Finita l’adrenalina, fuoco alimentatore, e calato il delirio dell’onnipotenza :
il futuro si è ristretto. I conti con la realtà hanno i passi contati.
Reinventarsi non è più possibile. Il gioco ha esaurito le sue cariche elettriche,  oggi è già domani, e il passato è solo nostalgia che indulge alla
tristezza. Chi ero? Nella nebbia si è disperso un personaggio,sconosciuto
a se stesso, mai registrato nelle imbastiture dell’esistenza, parvenza simulata
di un eroismo fantasioso e puerile.
La faciloneria che ti ha reso un mito e che in tanti hanno bevuto, te per primo, ha sortito solo aria fresca. Sono pagine in dissolvenza, solo ombre destinate all’oblio di un retrobottega, magazzino di robe disusate, inutili,
scarabocchi senz’anima in una lavagna scolorita, un ignoto passaggio, vago
ricordo di una sbornia passata. Riesumare è come frugare nella cenere.
                                                                                      Gabri