domenica 1 dicembre 2013

NOI SIAMO FATTI DELLA STESSA SOSTANZA DEI SOGNI

Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. 
Voglio contemplarmi dentro questa bellissima e suggestiva immagine e commentarne 
qualche aspetto , anche se qualunque cosa ad essa si aggiunga, non sarà che un inutile
ripetizione di quanto è già espresso nel suo stesso contesto. Proverò, comunque, a dar 
voce all'emozione che da questa scaturisce. 
Sognare è navigare altrove e, rendere visibile l'invisibile. Se strofinando un fiammifero,
quella fiammella circondata di ombra, produce qualche momento della nostra giornata 
più leggero, se ti regala una vertigine che ti fa bene al cuore, perché rinunciarvi? 
Gli occhi dei sogni, fendono l'oscurità, e la sua intensità suggestiva,che, altro non è che 
la proiezione dei nostri desideri, può dare un impulso all'ottimismo, alla speranza e a 
nuova energia. Ancorché, il sognare, è il vedere oltre e proporsi in una dimensione 
ribaltata il cui il contrappeso è la solitudine. D'altronde è la realtà stessa che lascia spazio
alla fantasia la quale ne ri- poetizza la natura il tanto per non camminare sempre vestiti di  
nero :  'Il dolore del vivere contro la droga dei sogni' (T. Eliot ) 
L'assenza dei sogni nella vita è come immaginare un alveare senza miele...
I sogni edificano,noi siamo creati per creare! 
                                                                                                         Gabri

sabato 16 novembre 2013

NON E' VERO MA CI CREDO

Non è vero ma ci credo.

Una mattina di fine estate, mi sveglio con una voglia inconsueta :decido di andare a comperarmi un libro, ma non un libro qualsiasi.Da un po' avevo in testa un chiodo fisso: documentarmi sull'argomento 'Angeli Custodi' Un tema che trovo affascinante e accattivante anche se della serie: 'Non è vero ma ci credo'  Così mi preparo con cura e vado alla fermata dell'autobus.             La libreria che  ho in mente, non è nel luogo dove abito,ma nella vicina città. Dunque,con indosso il mio completino blu  e i tacchi alti, dopo venti minuti di corsa,scendo dall'autobus e mi avvio al centro,pochi passi e sono davanti alle 'Messaggerie Sarde', una libreria fornitissima, grande, e piacevole a percorrerla e, con tanto di accompagnamento musicale di sottofondo lungo tutti i settori della letteratura e dello scibile in genere. L'ultimo "bestseller" qui arriva con anticipo!       Un addetto ai lavori mi guida nel settore specifico con deliziosa competenza in merito all'argomento . Mi attrae subito un testo che ha l'aria di immediata sintonia sia per la  raffigurazione in copertina, sia nel titolo. O.K. La scelta è opinata senza indugi. Due chiacchiere alla cassa con la signora, che mi pare di conoscere,ed esco col mio prezioso pacchetto in mano. Anche se l' estate è quasi finita la giornata è bella e fresca. Ho una gran voglia di sfogliare subito le pagine del libro misterioso, allora decido di entrare nel bar di fronte che, noto, è arredato di tavolini e di camerieri solleciti. Ordinerò un caffè tanto per giustificare la mia presenza e siederò a tavolino.   Ancora in piedi,sto scartando il pacchetto,quando qualcuno,mentre mi siedo, si avvicina e, con molto garbo mi chiede se può accomodarsi anche lui al mio tavolo. Lì per lì sono sorpresa della richiesta,mentre sto pensando al mio libro. Grazie, rispondo, ma sto aspettando qualcuno! Anch'io rispondo con altrettanto garbo  mentre osservo che è molto elegante nel suo abito bianco, ha il cranio completamente pelato e un viso piacevole,molto dolce. Avviene tutto nella frazione di pochi secondi: ho accostato la sedia al tavolo pensando con curiosità al tizio, mi volto e non c'è più  Guardo intorno ma non c'è traccia,guardo la porta d'ingresso e di uscita,che nell'atto di   entrare e uscire devi spingere con forza, il che richiede tempo: Niente, il misterioso avventore si è volatilizzato, è sparito! Pazienza, mi dico, con un po' di rammarico,presa com'ero dalla curiosità per il libro. Ecco, apro la prima pagina e...... perdindirindina! In prima pagina c'è disegnata un immagine, tale e quale all'individuo appena scomparso. Resto sbalordita e impressionata dalla rapidità nel dileguarsi cosi repentino di una entità corporea che, pure era tangibile e presente a un passo da me.   Ripensando all'episodio, sono ancora incredula e, opto talvolta, per una passeggera e fantastica   illusione ottica.                                                                                                                       P.S.                                                                                                                                                           Il nome del mio ipotetico Angelo Custode, come documentato nel libro stesso, è  Melahel.  E' doveroso informarvi di ciò, perché qualche tempo dopo, mi è capitato un altro episodio, molto singolare. Vi farò sapere.  

 Gabri             

domenica 3 novembre 2013

L'estate va in vacanza altrove; nel mio cortile volano le foglie,
Paolino le acchiappa le rincorre,salta, si rotola: E' una festa,
un divertimento.Io lo guardo con invidia. Per lui è un gioco
esilarante, per me è un malinconico segnale dell'estate che
se ne va.....   G. 

domenica 14 luglio 2013

Finzione e realtà.
Finita l’adrenalina, fuoco alimentatore, e calato il delirio dell’onnipotenza :
il futuro si è ristretto. I conti con la realtà hanno i passi contati.
Reinventarsi non è più possibile. Il gioco ha esaurito le sue cariche elettriche,  oggi è già domani, e il passato è solo nostalgia che indulge alla
tristezza. Chi ero? Nella nebbia si è disperso un personaggio,sconosciuto
a se stesso, mai registrato nelle imbastiture dell’esistenza, parvenza simulata
di un eroismo fantasioso e puerile.
La faciloneria che ti ha reso un mito e che in tanti hanno bevuto, te per primo, ha sortito solo aria fresca. Sono pagine in dissolvenza, solo ombre destinate all’oblio di un retrobottega, magazzino di robe disusate, inutili,
scarabocchi senz’anima in una lavagna scolorita, un ignoto passaggio, vago
ricordo di una sbornia passata. Riesumare è come frugare nella cenere.
                                                                                      Gabri                                                                                                      

domenica 16 giugno 2013

L’avventura dell’inconscio.     
I primi tempi vagabondavo sugli orli delle spiagge lasciando scorrere i  pensieri
lentamente, e pronunciando parole appena frante dalla maretta sotto i piedi, come note di
uno spartito di suoni e di ritmi naturali. Sopra la testa un cielo sterminato e intorno una
sensazione di solitudine soffusa di luce. I pensieri hanno ali impazienti che cercano varchi
attraverso una palpebra ancora cieca,ancora incredula,restia  a schiudersi a perimetri insoliti.
Così tornano a riecheggiare le vicende di un passato,provando a rivederle da un altro punto
di vista,magari da sotto a sopra,ma con un po’ di fatalismo e rassegnazione.
Certo, a ripensarci, era stato atroce lasciarsi inghiottire da quell’onda così improvvisa e
travolgente , e senza dare un taglio netto,poi, senza recidere il cordone ombelicale,quindi
restando fatalmente sospesa: né di qua né di la .Una sorta di Euridice incompiuta.
Danzano immagini di un ‘trascorso’che trasmette nostalgie suadenti e funeree insieme:
di là i frutti non ancora maturati, di qua, invece si vendemmia uno sconfinato silenzio
inebriante e sconosciuto. Ci sono vele bianche trattenute da un qualcosa che ti brucia il
cuore: qualcosa che vuole un’altra cosa che non vuole...
I ricordi, come sabbia dentro una clessidra,scivolano lentamente,indugiando sui granelli
più spessi,si da guadagnare il breve spazio di una riflessione, troppo breve ahimè,per
soppesare, per capire e individuare il vantaggio tra il restare e il ritornare, ammesso che
potesse dipendere da una volontà umana l’una o l’altra cosa.    
Per ora il ‘mondo’ è qui,per un incauto salto a cavallo di un onda anomala. Che fare?
Questa nuova improbabile dimora mi accoglie totalmente,senza chiedermi cauzione né
spese di soggiorno o documenti,e nessuno c’è  a cui domandare ragguagli o spiegazioni.
C’è solo un immensità di spazio e tempo da fruire in libertà se di libertà si tratta. Forse
no perché l’umanità che conservo mi limita mio malgrado. Allora che cosa è? E’ forse un
viaggio temporaneo che presuppone un ritorno o sarà eterno?
La sensazione è che da qui, da questo giorno senza fine, mi prende un conato impreciso,
un’ ansia: quella di non trovarmi in nessun luogo. Vagabondavo, dicevo, in un limbo di
pensieri, ma uno, più degli altri si cristallizza con più intensità nella mia regione grigia,
perfora più degli altri, insiste e sfonda una parete invisibile, bussa ed emerge tra mille
altri più taciti, meno inquieti. Lo riconosco, lo ravviso, è lui il grumo di sempre.
anche allora era il più presente e irriducibile,per cui il rammarico della mia nuova dimensione
si addolcisce un tantino. Però,come sarebbe stato tutto più facile abitare nel mondo giusto
senza questa incombenza! Allora si,sarebbe valsa la pena di esistere nel modo consueto,
banale, ma consueto. Smania, tutto il mio essere, si rivolta, ma nessuno percepisce nessuno
ravvisa le ansie in un corpo inerte. Quelli che stanno fuori non hanno occhi per guardarmi
né orecchie per sentirmi, si danno il cambio si litigano il tempo per me, non intendono
lasciarmi da sola come se non fossi sola anche con loro intorno. Sento i loro commenti e
il fastidio che gli arreco. Non so se ridere o piangere dentro questi inutili panni umani .
Loro compito è soltanto un corpo in custodia,confine della mia assenza. Qui tutto è confuso,
qui non esiste il mondo con le sue realtà e il cielo ha ordini diversi, altre ombre altre luci.
Ci dicemmo tutto, quando era ancora possibile farlo, cioè niente. Non c’è stato niente di
‘non detto di cui rammaricarsi ora.
Il mestiere di vivere ha poi ripreso il suo corso in tutta la sua imperfezione. E’ stato solo  un
sogno.                                                              
                                                                                 Gabri

sabato 1 giugno 2013

NON SI FERMA IL VENTO CON LE MANI


Non si ferma il vento con le mani. nello specifico, il pensiero.

Ero partita col chiedermi che cosa sia il ‘pensiero’ma esso stesso ha preso il volo in altre direzioni quantunque le ali dell’argomento,in fondo in fondo,
 siano della medesima consistenza.
Che cosa è il pensiero? E’ la parte immateriale del corpo, la coscienza di esistere?
Da bambini, il ‘pensiero’ era quella nuvoletta che usciva dalla testa del personaggio dei fumetti: mumble…mumble.
Da adulti le cose si complicano,la semplicità resta un ricordo fanciullesco e
remoto. I neuroni del cervello esercitano la loro attività di elaborazione di
quanto accade intorno a noi e in noi stessi. Ma prescindendo dallo studio dei processi complicatissimi degli scienziati, che si adoperano di dare una tesi meccanicistica al quesito e varie alchimie a forma di parole; a noi poveri ignoranti e ingenui, la domanda resta: che cosa è il pensiero?
Io lo immagino una forma di luce o di energia come quella che passa attraverso i fili elettrici che anima, all'atto della nascita, una ‘tabula rasa’ illuminandola della potenza di ESSERE. Allora  l’essere e il pensare sono la medesima cosa?
Non esiste dunque essere senza pensiero né pensiero senza essere. Noi siamo noi stessi e quello che pensiamo. E’ come una pagina intonsa investita da una
ventata emozionale, che al momento della luce ci fa essere ciò che siamo,pari a
un incantesimo,perciò inspiegabile, che opera in automatico e ti marca come un orologio virtuale che scandisce e determina il tuo modo di essere.
Se ci vado a naso,la cosa mi fa pensare al profumo, per esempio al profumo di un fiore, all'aroma di un cespuglio di mirto,che è la parte aerea, invisibile,che
pure ne identifica l’appartenenza e la varietà. Ma è solo un pensiero personale.
Interrompo per un po’ il fluire della penna di questi pensieri scritti sul foglio, e
mi allontano un momento per farmi una doccia. Mentre sono sotto lo scroscio
d’acqua che fluisce tiepida e piacevole sulla mia pelle, mi domando se sia il pensiero che mi scorre sul corpo,e se anche tale piacevolezza sia un pensiero
o un fatto reale,o entrambe le cose, o solo l’idea di tutto ciò. Non distinguo bene l’una cosa dall'altra e copro tutto con l’accappatoio per quanto mi chieda
se esso sia vero o solo pensato. Avvolta nel mio ipotetico accappatoio esco dal bagno, guardo fuori dalla portafinestra: ci sono due gatti sopra il tavolo da giardino che seminano erotici pensieri mentre si leccano amorevolmente e
vicendevolmente, pare che si piacciano o almeno lo pensano.
Potrebbe essere questo ‘pensiero’, un senso aggiunto, legato all'individuo ma inafferrabile e inscindibile,e per quanto umano,pure trascendentale, un po’come l’ombra della materia stessa che va via per sempre quando si muore.
E’ allora che il nostro vissuto pensiero può diventare patrimonio di tutti,quando si rispecchia in esso una sua unicità che ha valore di conoscenza universale.
E’ allora che non si disperde, ma prende il carattere di insegnamento e di consapevolezza globale. Per chi non è rimasto convinto può sempre tornare alla nuvoletta di cui ho parlato in anteprima.

P.S.
A beneficio dei miei amici: Scusate se  nelle mie frequenti elucubrazioni, ci sono sempre gatti e gatti, ma dopo il passaparola che qui ‘si mangia’ loro sono diventati frequentatori assidui del mio giardino,ed io che sono incuriosita dei loro comportamenti li osservo spesso,seppure i loro problemi siano più di

stomaco che di pensiero... Ma chi lo sa, quando sono immobili e fissici, seduti come su un vassoio, hanno un qualche aria di pensatori.

                                                       Gabri



giovedì 30 maggio 2013

Giacomo
.....Giacomo, uomo d’analisi,mi diceva: ‘’Metto la sveglia la sera per timore di non 
alzarmi in tempo la mattina. Mi presento in orario all’ufficio per timore d’essere multato e licenziato. Porto l’impermeabile, se vedo nuvolo,per timore della pioggia. La sera torno a casa e chiudo la porta con il paletto e la catena per timore che vengano i ladri. Ho preso un appartamento perché ci sono tante cose che voglio fare senza timore di essere veduto da altri uomini. Le mie finestre sono velate da cortine per impedirlo. Metto da parte alla cassa di risparmio per timore d’aver bisogno nel futuro. La nostra vita è un continuo timore.
E’una continua difesa:  dalla natura,dalle malattie,dalla cattiveria dei nostri simili,e            qualche volta,dai nostri pensieri. Facciamo paura a noi stessi ‘’  E siccome era rimasto in silenzio,aggiunse: ‘’E poi,gli altri hanno timore di noi. Quando vado in banca a ritirare dei soldi,vogliono che firmi tre ricevute. Sul tranvai non basta che dica ‘abbonato’,vogliono   vedere la tessera. Hanno timore che li imbrogli. Quando torno a casa,mia moglie vuole    sapere dove sono stato; ha paura che sia andato in giro con altre donne. Il giornalaio           riconta il denaro che ho contato e messo in mano. Insomma in capo alla giornata,è come se mi avessero dato del farabutto dieci volte; Tutti lo fanno come lo faccio io con gli altri.’’  Non sapevo cosa rispondere.