Ciao Romeo
Se non sai o non puoi difenderti, gli altri ti adottano come preda e ti uccidono nell'animo e nel fisico. La belva che c'è in te si risveglia quando la preda è facile, ma se il nemico è più forte,sei un perdente che striscia... Capita tra gli umani !
Romeo, nel silenzio dei suoi occhi spenti, ha vissuto questa forma di iniquità umana, quella gratuita, sporca e vile.
La tigre dai connotati felini, un suo simile dirimpettaio, lo ha malmenato e morso sino a determinarne la morte. Romeo non ha potuto difendersi perché per lui il nemico era invisibile.
Credo che gli sia stato più dolce morire che vivere.
Romeo era docile e tenero e con i suoi occhi azzurri, ma inerti,chiedeva carezze lungo la schiena e sotto il mento e, ronfava deliziato, poi accennava alla porta per uscire in giardino appagato, e non aveva bisogno di occhi per questo.
Ciao Romeo, voglio pensare che il tuo morire di qua, sia come un nascere altrove, dove c'è meno buio! G.
lunedì 19 maggio 2014
giovedì 20 marzo 2014
LA FOCACCIA
LA FOCACCIA
Ero in viaggio. Il paesaggio in mezzo al quale mi trovavo era di una grandezza e nobiltà irresistibile. Certo in quel momento avvenne qualche cosa nell'anima mia. I miei pensieri volteggiavano leggeri come l'aria; le passioni volgari, quali l'odio e l'amore profano, ora mi parevano remote come le nuvole che sfilavano in fondo agli abissi sotto i miei piedi; la mia anima mi pareva vasta e pura come la volta del cielo che mi avvolgeva ; il ricordo delle cose terrestri non mi giungeva che fioco e sminuito, come il suono dei campani delle impercettibili mandre che pascolavano lontano lontano, sul versante d'un' altra montagna. Sull'immobile laghetto, nero della sua immensa profondità, passava a volte l'ombra di una nuvola, quasi riflesso del mantello di un gigante aereo che volasse per il cielo. E ricordo che codesta sensazione solenne e rara,provocata da un grande movimento perfettamente silenzioso, mi riempiva l'animo di una gioia mista a paura. Insomma, grazie all'entusiasmante bellezza che mi circondava,mi sentivo perfettamente in pace con me stesso e con l'universo; credo persino che,in codesta perfetta beatitudine e totale dimenticanza d'ogni male terrestre, ero indotto a non più considerare talmente ridicoli i giornali i quali pretendevano che l'uomo è nato buono, quando, l'inguaribile materia rinnovando le sue pretese,provvidi a riparare alla fatica e a soddisfare l'appetito provocato da cosi' lunga ascensione. Mi cavai di tasca un bel pezzo di pane, un bicchiere di cuoio e una fiaschetta di un certo elisir che in quei tempi i farmacisti vendevano ai turisti per mescolarlo con l'acqua di neve. Mi affettavo tranquillamente il pane,allorché un lievissimo rumore mi fece alzar gli occhi. Mi stava davanti un esserino lacero, scarmigliato;con gli occhi incavati, selvatici e come supplichevoli, divorava il pezzo di pane. Lo sentii sospirare, con voce bassa e rocca,la parola' focaccia'! Non potei trattenermi dal ridere udendo l'appellativo col quale graziosamente onorava il mio pane quasi bianco, e gliene tagliai e offrii una bella fetta. Si avvicinò adagio, senza distogliere gli occhi dall'oggetto della sua brama; poi,afferrando il pane con la mano, si ritrasse svelto svelto, come se temesse non sincera la mia offerta e che già me ne fossi pentito. Ma in quello stesso momento fu buttato a terra da un altro selvatico,uscito chissà da dove, e così simile al primo che lo si sarebbe preso per suo gemello. S'avvoltolarono insieme per terra,contendendosi la preziosa preda; nessuno era disposto a sacrificarne una metà al proprio fratello. Esasperato, il primo afferrò l'altro per i capelli; questi gli addentò l'orecchio, e ne sputò un pezzo insanguinato, con una magnifica bestemmia dialettale. Il legittimo proprietario della focaccia tentò di affondare le piccole unghie negli occhi dell'usurpatore; costui con tutte le forze si mise a strozzare l'avversario con una mano, mentre con l'altra cercava di cacciarsi in tasca il premio della lotta. Ma, rianimato dalla disperazione,il vinto si raddrizzò e con una zuccata nello stomaco fece ruzzolare per terra il vincitore. Ma a che descrivere quell'ignobile lotta che in verità durò più a lungo di quanto parevan promettere le loro forze infantili? La focaccia passava di mano in mano e cambiava tasca ogni momento;ma ahimè! cambiava di volume, e quando finalmente, spossati, ansanti e sanguinanti, si fermarono incapaci di continuare,non c'era ormai più motivo alcuno di battaglia; il pezzo di pane era scomparso,s'era disperso in briciole simili ai granelli di sabbia ai quali s'era mescolato. Lo spettacolo m'aveva offuscato il paesaggio, e la calma gioia in cui l'anima mia si deliziava prima di vedere quegli omiciatoli era del tutto scomparsa;ne conservai tristezza piuttosto a lungo, e senza posa mi andavo ripetendo: C'è dunque uno stupendo paese dove il pane si chiama 'focaccia' leccornia così rara che basta a far nascere una guerra perfettamente fratricida!
Ero in viaggio. Il paesaggio in mezzo al quale mi trovavo era di una grandezza e nobiltà irresistibile. Certo in quel momento avvenne qualche cosa nell'anima mia. I miei pensieri volteggiavano leggeri come l'aria; le passioni volgari, quali l'odio e l'amore profano, ora mi parevano remote come le nuvole che sfilavano in fondo agli abissi sotto i miei piedi; la mia anima mi pareva vasta e pura come la volta del cielo che mi avvolgeva ; il ricordo delle cose terrestri non mi giungeva che fioco e sminuito, come il suono dei campani delle impercettibili mandre che pascolavano lontano lontano, sul versante d'un' altra montagna. Sull'immobile laghetto, nero della sua immensa profondità, passava a volte l'ombra di una nuvola, quasi riflesso del mantello di un gigante aereo che volasse per il cielo. E ricordo che codesta sensazione solenne e rara,provocata da un grande movimento perfettamente silenzioso, mi riempiva l'animo di una gioia mista a paura. Insomma, grazie all'entusiasmante bellezza che mi circondava,mi sentivo perfettamente in pace con me stesso e con l'universo; credo persino che,in codesta perfetta beatitudine e totale dimenticanza d'ogni male terrestre, ero indotto a non più considerare talmente ridicoli i giornali i quali pretendevano che l'uomo è nato buono, quando, l'inguaribile materia rinnovando le sue pretese,provvidi a riparare alla fatica e a soddisfare l'appetito provocato da cosi' lunga ascensione. Mi cavai di tasca un bel pezzo di pane, un bicchiere di cuoio e una fiaschetta di un certo elisir che in quei tempi i farmacisti vendevano ai turisti per mescolarlo con l'acqua di neve. Mi affettavo tranquillamente il pane,allorché un lievissimo rumore mi fece alzar gli occhi. Mi stava davanti un esserino lacero, scarmigliato;con gli occhi incavati, selvatici e come supplichevoli, divorava il pezzo di pane. Lo sentii sospirare, con voce bassa e rocca,la parola' focaccia'! Non potei trattenermi dal ridere udendo l'appellativo col quale graziosamente onorava il mio pane quasi bianco, e gliene tagliai e offrii una bella fetta. Si avvicinò adagio, senza distogliere gli occhi dall'oggetto della sua brama; poi,afferrando il pane con la mano, si ritrasse svelto svelto, come se temesse non sincera la mia offerta e che già me ne fossi pentito. Ma in quello stesso momento fu buttato a terra da un altro selvatico,uscito chissà da dove, e così simile al primo che lo si sarebbe preso per suo gemello. S'avvoltolarono insieme per terra,contendendosi la preziosa preda; nessuno era disposto a sacrificarne una metà al proprio fratello. Esasperato, il primo afferrò l'altro per i capelli; questi gli addentò l'orecchio, e ne sputò un pezzo insanguinato, con una magnifica bestemmia dialettale. Il legittimo proprietario della focaccia tentò di affondare le piccole unghie negli occhi dell'usurpatore; costui con tutte le forze si mise a strozzare l'avversario con una mano, mentre con l'altra cercava di cacciarsi in tasca il premio della lotta. Ma, rianimato dalla disperazione,il vinto si raddrizzò e con una zuccata nello stomaco fece ruzzolare per terra il vincitore. Ma a che descrivere quell'ignobile lotta che in verità durò più a lungo di quanto parevan promettere le loro forze infantili? La focaccia passava di mano in mano e cambiava tasca ogni momento;ma ahimè! cambiava di volume, e quando finalmente, spossati, ansanti e sanguinanti, si fermarono incapaci di continuare,non c'era ormai più motivo alcuno di battaglia; il pezzo di pane era scomparso,s'era disperso in briciole simili ai granelli di sabbia ai quali s'era mescolato. Lo spettacolo m'aveva offuscato il paesaggio, e la calma gioia in cui l'anima mia si deliziava prima di vedere quegli omiciatoli era del tutto scomparsa;ne conservai tristezza piuttosto a lungo, e senza posa mi andavo ripetendo: C'è dunque uno stupendo paese dove il pane si chiama 'focaccia' leccornia così rara che basta a far nascere una guerra perfettamente fratricida!
venerdì 28 febbraio 2014
SEMOLA
SEMOLA
L'olimpo politico è un labirinto dove tutti vogliono entrare e nessuno ne vuole uscire, ben allacciati alle cinture delle poltrone. Arianna è deserta di aspiranti al cancello di uscita. Ma ora c'è Matteo il 'Semola' della leggenda che cerca la spada nella roccia che è proprio a San Galgano, vicino casa sua. Ma la strada è impervia, tutta in salita e gli ostacoli molteplici. I Saggi elucubrano soluzioni nella babele dei conti : la coperta se la tiri di sopra scopri di sotto. Sfido i cervelli sopraffini di Pitagora o di Archimede a venirne a capo nei meandri del 'Palazzo' Ma ora c'è Semola! lui estrarrà la spada dalla roccia,sarà il 'Deus ex macchina' colui che salverà il paese dalle sabbie mobili dove fatalmente affonda da tempo immemorabile. Finalmente sei arrivato ! Ti stavo aspettando ! Mi chiamo Silvio, e questo è Dudù. Piacere, io sono Matteo ma tutti mi chiamano Semola. Dopo i convenevoli, Silvio gli mostra una cosa rotonda. Ma che cos'è? Ah sei curioso ! E' un mappamondo,mio caro ragazzo, la rappresentazione in piccolo della terra ! Guardalo, figliolo , un giorno sarà tuo ! (se fai come dico io)
SPECCHIETTO ovvero l'aria che tira :
Nel grafico dell'organigramma della politica italiana le ascisse e le ordinate sono impazzite, s'intersecano e si incrociano all'infinito nel caos delle spese, debiti, rapine, concussioni, evasioni, ruberie, truffe, privilegi ,favoritismi , manipolazioni etc etc . Questo è quanto percepito da milioni di cittadini : un colossale brodo primordiale !
Io, se rinasco, ci rinuncio.
Semola, chiedi aiuto a Merlino !
L'olimpo politico è un labirinto dove tutti vogliono entrare e nessuno ne vuole uscire, ben allacciati alle cinture delle poltrone. Arianna è deserta di aspiranti al cancello di uscita. Ma ora c'è Matteo il 'Semola' della leggenda che cerca la spada nella roccia che è proprio a San Galgano, vicino casa sua. Ma la strada è impervia, tutta in salita e gli ostacoli molteplici. I Saggi elucubrano soluzioni nella babele dei conti : la coperta se la tiri di sopra scopri di sotto. Sfido i cervelli sopraffini di Pitagora o di Archimede a venirne a capo nei meandri del 'Palazzo' Ma ora c'è Semola! lui estrarrà la spada dalla roccia,sarà il 'Deus ex macchina' colui che salverà il paese dalle sabbie mobili dove fatalmente affonda da tempo immemorabile. Finalmente sei arrivato ! Ti stavo aspettando ! Mi chiamo Silvio, e questo è Dudù. Piacere, io sono Matteo ma tutti mi chiamano Semola. Dopo i convenevoli, Silvio gli mostra una cosa rotonda. Ma che cos'è? Ah sei curioso ! E' un mappamondo,mio caro ragazzo, la rappresentazione in piccolo della terra ! Guardalo, figliolo , un giorno sarà tuo ! (se fai come dico io)
SPECCHIETTO ovvero l'aria che tira :
Nel grafico dell'organigramma della politica italiana le ascisse e le ordinate sono impazzite, s'intersecano e si incrociano all'infinito nel caos delle spese, debiti, rapine, concussioni, evasioni, ruberie, truffe, privilegi ,favoritismi , manipolazioni etc etc . Questo è quanto percepito da milioni di cittadini : un colossale brodo primordiale !
Io, se rinasco, ci rinuncio.
Semola, chiedi aiuto a Merlino !
martedì 11 febbraio 2014
Come imparare a essere morto.
COME IMPARARE A ESSERE MORTO.
Il signor Palomar decide che d'ora in poi farà come se fosse morto, per vedere come va il mondo
senza di lui. Da un po di tempo s'è accorto che tra lui e il mondo le cose non vanno più come prima;
se prima gli pareva che s'aspettassero qualcosa l'uno dall'altro, lui e il mondo, adesso, non ricorda più
cosa ci fosse da aspettarsi, in male o in bene, né perché questa attesa lo tenesse in perpetua agitazione
ansiosa.
Palomar
Non si deve confondere l'essere morto col non esserci.
Il signor Palomar decide che d'ora in poi farà come se fosse morto, per vedere come va il mondo
senza di lui. Da un po di tempo s'è accorto che tra lui e il mondo le cose non vanno più come prima;
se prima gli pareva che s'aspettassero qualcosa l'uno dall'altro, lui e il mondo, adesso, non ricorda più
cosa ci fosse da aspettarsi, in male o in bene, né perché questa attesa lo tenesse in perpetua agitazione
ansiosa.
Palomar
Non si deve confondere l'essere morto col non esserci.
sabato 28 dicembre 2013
Il bello della parola indiretta
bello della parola indiretta
Le parole dovrebbero dare il massimo della visibilità e
costruire l’immagine del pensiero che hai in mente impregnandolo della
accezione che desideri dargli.
Puoi conferirgli la forza di un macigno o la leggerezza
di una piuma. Naturalmente l’immagine deve essere prima nella tua testa per poi
confezionargli,con le espressioni verbali adeguate, la visibilità suggestiva
che desideri,secondo il tuo inconscio individuale, lo stato d’animo,insomma il
tuo momento trascendentale.
Il vero problema è la varietà del repertorio delle
immagini e delle parole di cui ognuno di noi dispone interiormente e che vuol
far comunicare a se o agli altri.
La letteratura è piena di esimi cultori della
‘parola’,pensiamo ai poeti:
U. Saba esprime la sua solitudine con l’immagine di quattro capriole di fumo del suo focolare.
Ungaretti raffigura la guerra con la simbologia di un albero che in autunno, ad una ad
una perde le foglie, ossia i soldati che cadono,e
dove l’autunno personifica il buio e la tristezza nel cuore degli uomini,e, con
essa, l’insignificanza della guerra, tema che ha reso visibile con semplici
‘parole’.
per non dire di Leopardi o di Montale o di Kafka
scrittore,e mille altri.
Naturalmente questi sono talenti ispirati che di tali virtù
hanno riempito le antologie.
Ma,l’uso della parola non è solo prerogativa dei grandi.
La ‘parola’ è democratica, chiunque può avvalersi di questo strumento e
realizzare castelli in aria, paradossi, architetture, caricature quante ne
vuole, non ci sono inibizioni, e non è necessario essere poeti o scrittori ma
semplicemente ‘persone’.
Detto questo, anch’io voglio inventare un linguaggio
speciale con le ombre e le luci giuste.
Un linguaggio con le ali insomma.
Voglio scrivere come raggi diretti, intinti
nell’inchiostro, anzi mi berrò direttamente il calamaio, e sarà come un
commutare le immagini che ho in testa, in parole superiori alle immagini stesse.
Beh, ci vorrà del tempo però. I desideri son……
Forse, sono i sogni che son desideri! Mi pare.
sabato 14 dicembre 2013
'A cunsegna
' A cunsegna
'A sera quanno ' o sole se ne trase
e da 'a cunsegna a luna p'a nuttata,
lle dice d'intro 'a recchia: I' vado a casa:
T'arrecumannu tutt'e nnammurate'
Totò
domenica 1 dicembre 2013
NOI SIAMO FATTI DELLA STESSA SOSTANZA DEI SOGNI
Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.
Voglio contemplarmi dentro questa bellissima e suggestiva immagine e commentarne
qualche aspetto , anche se qualunque cosa ad essa si aggiunga, non sarà che un inutile
ripetizione di quanto è già espresso nel suo stesso contesto. Proverò, comunque, a dar
voce all'emozione che da questa scaturisce.
Sognare è navigare altrove e, rendere visibile l'invisibile. Se strofinando un fiammifero,
quella fiammella circondata di ombra, produce qualche momento della nostra giornata
più leggero, se ti regala una vertigine che ti fa bene al cuore, perché rinunciarvi?
Gli occhi dei sogni, fendono l'oscurità, e la sua intensità suggestiva,che, altro non è che
la proiezione dei nostri desideri, può dare un impulso all'ottimismo, alla speranza e a
nuova energia. Ancorché, il sognare, è il vedere oltre e proporsi in una dimensione
ribaltata il cui il contrappeso è la solitudine. D'altronde è la realtà stessa che lascia spazio
alla fantasia la quale ne ri- poetizza la natura il tanto per non camminare sempre vestiti di
nero : 'Il dolore del vivere contro la droga dei sogni' (T. Eliot )
L'assenza dei sogni nella vita è come immaginare un alveare senza miele...
I sogni edificano,noi siamo creati per creare!
Gabri
Voglio contemplarmi dentro questa bellissima e suggestiva immagine e commentarne
qualche aspetto , anche se qualunque cosa ad essa si aggiunga, non sarà che un inutile
ripetizione di quanto è già espresso nel suo stesso contesto. Proverò, comunque, a dar
voce all'emozione che da questa scaturisce.
Sognare è navigare altrove e, rendere visibile l'invisibile. Se strofinando un fiammifero,
quella fiammella circondata di ombra, produce qualche momento della nostra giornata
più leggero, se ti regala una vertigine che ti fa bene al cuore, perché rinunciarvi?
Gli occhi dei sogni, fendono l'oscurità, e la sua intensità suggestiva,che, altro non è che
la proiezione dei nostri desideri, può dare un impulso all'ottimismo, alla speranza e a
nuova energia. Ancorché, il sognare, è il vedere oltre e proporsi in una dimensione
ribaltata il cui il contrappeso è la solitudine. D'altronde è la realtà stessa che lascia spazio
alla fantasia la quale ne ri- poetizza la natura il tanto per non camminare sempre vestiti di
nero : 'Il dolore del vivere contro la droga dei sogni' (T. Eliot )
L'assenza dei sogni nella vita è come immaginare un alveare senza miele...
I sogni edificano,noi siamo creati per creare!
Gabri
Iscriviti a:
Post (Atom)



.jpg)
.jpg)